Oggi ho avuto un’illuminazione. Piccola, piccolissima, relativa solamente al post da scrivere nel blog, ma è pur sempre un piacere. L’illuminazione è come uno sgambetto, all’improssivo ti ritrovi a terra e non sai bene perché. Anche se cambi sempre punto di vista però non con tutte le illuminazioni ti fai male. Come per ogni cosa mistica è fondamentale essere in uno stato recettivo. Io alle 08.25 sfrecciavo in macchina cantando a squarciagola i Beatles, tutto carico per una un’inaspettata giornata di sole e tutta una serie di piccole cose mie. Quindi lo stato recettivo c’era. E poi serve un evento catalizzatore. Per me una donna con un vestito blu che si gira verso la macchina per aprire la porta. Un po’ il movimento, un po’ il vento, non so, ma il vestito fa una piega e scopre lentamente un po’ di più le gambe, belle gambe. E Dio quelle gambe, quella linea sottile che disegnano tra loro, erano cariche di aspettative, erano la terra promessa, erano il mistero, la salvezza, tutto quello che ci si può aspettare dalla vita. Segue all’illuminazione, che è subitanea, l’elaborazione, che le da un senso ed una collocazione, un po’ come con tutti i traumi. Il risultato per me è che ho realizzato di avere una voglia matta di scrivere di questo, e non quel piccolo saggio sulla razionalità per il quale mi sforzo inutilmente e senza piacere da un po’ di tempo. Avevo voglia di scrivere di come il ricordo della sensazione dell’elastico delle mutandine, o del costume da bagno (Dio benedica l’acqua), sotto le dita, quel piccolo confine tra il visibile e l’inacessibile, l’ultima frontiera verso la conquista, o l’estremo limite della proprietà, mi sia più caro di tutta la matematica, la filosofia, l’arte.
Alla fine non è che poi non ho scritto niente sulla razionalità, perché sono convinto che se rimango insieme, nonostante la sua forza esplosiva, sia proprio grazie a questa carica sensuale che ogni tanto mi fa sbattere le balle di tutto e dire “Mi piace la figa, ce l’ho grosso venite, a vedere!”. E poi non è detto che un giorno non lo scriva, quel saggio, anche se dubito che vedendo Russel o Nietzsche salire in macchina mi venga tutta questa voglia di scrivere. Soprattutto se fossero in gonna!