Archive for the ‘Filosofeggiando’ Category

Ho visto la luce

Saturday, May 14th, 2011

Oggi ho avuto un’illuminazione. Piccola, piccolissima, relativa solamente al post da scrivere nel blog, ma è pur sempre un piacere. L’illuminazione è come uno sgambetto, all’improssivo ti ritrovi a terra e non sai bene perché. Anche se cambi sempre punto di vista però non con tutte le illuminazioni ti fai male.  Come per ogni cosa mistica è fondamentale essere in uno stato recettivo. Io alle 08.25 sfrecciavo in macchina cantando a squarciagola i Beatles, tutto carico per una un’inaspettata giornata di sole e tutta una serie di piccole cose mie. Quindi lo stato recettivo c’era. E poi serve un evento catalizzatore. Per me una donna con un vestito blu che si gira verso la macchina per aprire la porta. Un po’ il movimento, un po’ il vento, non so, ma il vestito fa una piega e scopre lentamente un po’ di più le gambe, belle gambe. E Dio quelle gambe, quella linea sottile che disegnano tra loro, erano cariche di aspettative, erano la terra promessa, erano il mistero, la salvezza, tutto quello che ci si può aspettare dalla vita. Segue all’illuminazione, che è subitanea, l’elaborazione, che le da un senso ed una collocazione, un po’ come con tutti i traumi. Il risultato per me è che ho realizzato di avere una voglia matta di scrivere di questo, e non quel piccolo saggio sulla razionalità per il quale mi sforzo inutilmente e senza piacere da un po’ di tempo. Avevo voglia di scrivere di come il ricordo della sensazione dell’elastico delle mutandine, o del costume da bagno (Dio benedica l’acqua), sotto le dita, quel piccolo confine tra il visibile e l’inacessibile, l’ultima frontiera verso la conquista, o l’estremo limite della proprietà, mi sia più caro di tutta la matematica, la filosofia, l’arte.
Alla fine non è che poi non ho scritto niente sulla razionalità, perché sono convinto che se rimango insieme, nonostante la sua forza esplosiva, sia proprio grazie a questa carica sensuale che ogni tanto mi fa sbattere le balle di tutto e dire “Mi piace la figa, ce l’ho grosso venite, a vedere!”. E poi non è detto che un giorno non lo scriva, quel saggio, anche se dubito che vedendo Russel o Nietzsche salire in macchina mi venga tutta questa voglia di scrivere. Soprattutto se fossero in gonna!

In principio era Darwin

Friday, March 27th, 2009

Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle foglioline di the rimaneste sul fondo nella tazzina o nelle pieghe di un’abito buttato su di una sedia. Ed esagerare, esasperare e cedere a questo nostro bisogno di sicurezza, di semplificazione del mondo non può che portare a conseguenze negative. (more…)

Quando ti ritrovi nei libri

Thursday, June 26th, 2008

Non ricordo chi aveva detto (la Daria non ricorda chi aveva detto che quando non ti ricordi la fonte di qualcosa è perché l’hai fatta tua, che stronzata, significa solo che devi farti vedere da un medico) che piacciono i libri dove si trova qualcosa che si sa già, non qualcosa di nuovo. E’ un piacere sapere che c’è anche qualcun’altro che la pensa come noi, e vedere quello che abbiamo in testa scritto nero su bianco. Ho appena finito di leggere “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello ed all’inizio avevo trovato una cosa molto interessante: (more…)

futuro…?

Friday, May 16th, 2008

E’ già da un po’ che sono qua con una domanda che inizia a farsi sempre più pressante, e che credo passi per la testa a tutti, più o meno concretamente. E cioè: cosa faccio della mia vita?
Guardo gli altri e mi viene da chiedermi, ma loro come hanno fatto, su cosa si sono basati per decidere? Il fatto e che ormai si è giunti al punto che bisogna andarsena da casa, non se ne può più, si deve andare! I problemi ovviamente sono tutti di tipo pratico e sono una gran scocciatura. (more…)

Solitudine

Sunday, April 27th, 2008

Il post del Dario sulla malinconia mi ha fatto venire in mente un’altra condizione che vi è legata e che subisce lo stesso trattamento diffidente, cioè la solitudine. Credo sia un argomento delicato, quindi specifico subito che non mi riferisco certo ad una condizione indipendente dalla volontà di una persona, protratta nel tempo e che non porta altro se non vuoto.
Ho l’impressione che la gente la neghi, la tema, essere persone solitarie è visto come una stranezza e un difetto. Ho notato questo perché io stessa ho spesso bisogno di trascorrere del tempo da sola, fin da piccola, per pensare senza distrazioni, per fissarmi alcune cose nei pensieri, per analizzarli o per lasciarli andare a ruota libera. E’ incredibile quante cose saltino fuori ogni volta! Lo stare lontano per qualche ora dagli altri esseri umani è un rifugio, forse una debolezza, forse una forza, non lo so, ma so che se mi viene negato per un po’ di tempo inizio a soffrirne. (more…)

Ridiamo valore alla malinconia

Tuesday, April 8th, 2008

Ci ho messo un sacco di tempo a partorire questo post: l’errore era il voler spiegare il valore della malinconia. E’ una cosa che non si può spiegare, ma che bisogna sentire, provare (“E’ difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già” quiz: da dove viene questa frase?). Bisogna vivere e soffrire per capire il dolore, non lo si può spiegare. Il dolore non è la malinconia, anche se molti sembrano pensarlo, ma ha in comune con essa l’incomunicabilità. Io dico dolore, o gioia, e voi capite a cosa mi riferisco perché avete sentito dolore e gioia, avete sentito qualcosa che avete etichettato come dolore e gioia. Ma benché tutti provano dolore quando picchiano il gomito contro uno spigolo e gioia quando mangiano le caramelle (alta opinione dell’uomo medio) ho paura che non tutti provino malinconia (l’etichetta “malinconia” è stata sostituita da “dolore generico”,”disagio”,”malessere”). Percepite il male di vivere? Quella sentazione che strazia, opprime il cuore ma nella quale è così piacevole languire? Dio, come faccio a spiegarlo? Il Faust, Narciso e Boccadoro, La nausea, Il posto delle fragole, percepite quella sensazione che li permea? Se si probabilmente siamo persone affini, e se capite il senso di questa frase già avete compreso quello che voglio dire. Sembra che la maggior parte della gente non provi malinconia. Peggio, sembra che sia generalmente considerata una cosa negativa. Una sensazione che è quasi dolore, che è dolore dell’animo, della vita, non sembra essere compatibile con il nostro modo di vivere. Tutti devono essere attivi, veloci, non ci si può soffermare su cose stupide come questa. Solo una contentezza ed una scontentezza superficiali sono consentite. Non sei felice? Compra il nuovo cellulare, fatti l’abbonamento sky, trovati un nuovo ragazzo, prendi la pillolina antidepressiva. Il valore, lo “spessore”, di un animo è dato dalla profondità delle emozioni che prova, che sente. Ho la sensazione che si tenda a promuovere alcune sensazioni ad emozioni, tralasciando le vere emozioni, quelle profonde, importanti. Tutto questo non fa bene alle persone, che perdono di spessore. E’ solo una mia impressione o anche voi avete notato qualcosa del genere? Ridiamo il giusto valore alle emozioni, parliamone, coltiviamole. Ridiamo il giusto valore alla malinconia, altrimenti saremo tutti così:

Arriva sul treno e si siede. Un profumo (dopobarba?) di gusto discutibile invade la carrozza. Occhialoni, scarpe color oro, capelli cortissimi tranne che sulla cima della testa, dove raggiungono l’incredibile lunghezza di due centrimetri tanto da dover essere fissati, a forma di uncino, con 1250g di gel. Tolti gli occhialoni cellulare, si scrive? Si legge? Si gioca? Si cerca solo di darsi un tono senza in realtà fare un pippa? Gli studi condotti a questo proposito non hanno ancora fornito risultati certi.

La vita domestica

Saturday, March 1st, 2008

Normalmente vengono chiamati animali domestici. Avete presente? Quei cani, gatti, cavie, conigli, furetti, iguana, pappagalli e pappagallini che sono in ogni casa. Bene, pensiamo un attimo a questi animali domestici. Pensiamo a quando erano solo animali. Vivevano liberi e morivano di malattie e fame, avevano una vita breve. Poi sono diventati domestici. Hanno cominciato a dormire in casa, a mangiare tutti i giorni e sono diventati più belli, più longevi. Ora però sono grassi, stressati, muoiono di tumore. Essere troppo domestici forse non uccide più dell’essere animali, ma di sicuro fa vivere meno.

Aborto, perché no?

Friday, February 22nd, 2008

Parliamo dell’aborto? E va bene, parliamone. Normalmente in questo sito evitiamo di scrivere qualsiasi cosa riguardo a questo tipo di discussioni. Ed il motivo è semplice: i partecipanti. Se si parla di filosofia, se si parla di scienza, gli interlocutori sono in genere persone preparate, intelligenti, calme e tolleranti. Quando si parla di politica, di morale, è come parlare di calcio, qualsiasi cane ha la sua opinione e solitamente i cani non sono famosi per essere intelligenti, tolleranti o preparati. Tu puoi dire la cosa più intelligente del mondo, nella maniera migliore, ma ci sarà sempre una buona percentuale che ti darà contro per partito preso, senza motivo, solo perché quello che dicono loro è cosa buona e giusta. Ma adesso basta, l’idea stessa dell’esistenza della propaganga anti abortista mi fa rabbia. (more…)

Al centro della scacchiera

Sunday, February 17th, 2008

Ci si sente persi: vedi gli altri muoversi e ti senti un pezzo inutile. Quando nasci sei come al centro di una scacciera. Puoi fare solo 100 passi. In ogni direzione c’è qualcosa: musica, pittura, fisica. Raggiungere il bordo significa possedere la conoscenza assoluta. Se vuoi arrivare a livelli elevati di una qualsiasi cosa ti devi dedicare solo a quella, devi fare un passo dopo l’altro stando attendo a non deviare.
Stando qui, nei pressi del centro, ho potuto vedere parecchi partire. Ci sono quelli che sanno cosa vogliono, che si muovono velocemente verso la loro meta. Altri, la maggior parte in verità, si muovono a caso. Li vedi zizzagare tra una casella e l’altra, sempre guardando dritti di fronte a se. Di solito la vecchiaia li fà avviare per una direzione stabile, scelta da altri o dal caso. E io non so che fare. Tutto mi attira, ma niente tanto da escludere il resto. E così mi muovo lungo una spirale, cercando di essere un po’ di tutto e non diventando niente. Qui, vicino al centro, non è facile vivere, ma le persone più interessanti le ho trovate da queste parti.

L’amicizia consumista

Saturday, February 16th, 2008

E’ sera, ti trovi con gli amici, dove andare? Nessuno si è ancora affrancato da casa e così si cede al ricatto del bar. Quando ti siedi quello che paghi non è un bicchiere di qualcosa, ma un paio d’ore di libertà, l’affitto di un sedile scomodo e di una miuscola porzione di tavolo. Comunque ci sei, ti sei comprato un attimo di indipendenza. Ti rendi subito conto però che qualcosa non va, ti ritrovi a cercare di interpretare il labbiale dell’amico che ti sta di fronte. La musica. E’ la musica. La musica del locale è talmente alta che non riesci quasi a sentire i tuoi pensieri. Allora ti guardi intorno, e quello che vedi sono gorilla dalle evidenti deficenze mentali, gente che è uscita perché è da sfigati rimanere a casa, ragazze di poco valore, dai modi volgari, ragazze che credono di valere di più e se la tirano, fighetti che fai fatica a distinguere dalle ragazze. Mestizia, pena ecco quello che ti suscita tutto ciò. A tutti va bene così, a nessuno interessa parlare con gli altri e la musica va benissimo. Come quando nell’ascensore ci si mette a smanettare col cellulare per darsi l’aria di fare qualcosa. Ma c’è una differenza fondamentale, l’ascensore avvicina per poco persone casuali, a prescindere dalla loro volontà. Qui la gente si trova apposta, con quelli che dovrebbero essere i suoi amici. E il rumore, la musica, permette di evitare di confrontarsi, di parlare. Non è necessario dimostrare di valere qualcosa, non bisogna sforzarsi nel costruire un rapporto. La compagnia, si viene per cercare la compagnia. Ognuno è sostituibile, nessuno è indispensabile perchè tra tutti non c’è che il possedere vestiti della stessa firma, l’apprezzare la stessa musica, l’avere qualche conoscenza in comune. Questa è l’amicizia del consumismo, l’amicia consumista.