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	<title>Rerum Vulgaria &#187; Filosofeggiando</title>
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	<description>Una raccolta di pensieri, idee ed esperienze</description>
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		<title>In principio era Darwin</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle foglioline di the rimaneste sul fondo nella tazzina o nelle pieghe di un&#8217;abito buttato su di una sedia. Ed esagerare, esasperare e cedere a questo nostro bisogno di sicurezza, di semplificazione del mondo non può che portare a conseguenze negative.<span id="more-336"></span>Prendiamo Dio ad esempio, sicuramente la più antica e la più grande creazione intellettuale dell&#8217;umanità. Come l&#8217;abbiamo distrutta ed abbattuta, portata al livello umano e rese ridicola togliendola dalla sfera del sentimento e della devozione per darne una visione razionale, sistematica. L&#8217;arte in generale, poiché Dio appartiene al mondo dell&#8217;arte, della suggestione e dell&#8217;elevazione dell&#8217;animo, va al di là della natura meramente razionale dei simboli con i quali si esprime. Ieri sera io e la Daria abbiamo partecipato ad un <a href="http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=283&amp;Code=Pikaia&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4343" target="_blank">happy hour scientifico</a> dove abbiamo avuto l&#8217;ennesima prova dei risultati nefasti che derivano da un uso irrazionale della ragione. Titolo &#8220;Da Tarzan a Jurassic Park, darwinismo tra letteratura e cinema&#8221;, curatori Elena Canadelli e Stefano Locati. Tralasciando la totale incapacità di comunicare dei due curatori stupisce l&#8217;accanimento, totalmente superfluo, nel trovare collegamenti tra la teoria darwiniana e l&#8217;arte. Perché è palese, come mostrato dalle stesse fotografie e filmati proiettati, che solo inizialmente l&#8217;idea scientifica è fonte di ispirazione. Letteratura, cinema e scultura poi sublimano ed elaborano un impressione, un&#8217;idea che non ha più nulla a che vedere con la scienza ma che è divenuta arte. E cercare di spiegarne le origini lascia un po&#8217; perplessi ed indifferenti come la scultura, mostrata nella conferenza e di cui non ricordo il nome, in cui si vede che gli uomini discendono dai vermi. I due autori della conferenza hanno scritto un libro intitolato &#8220;Evolution &#8211; Darwin al cinema&#8221; di cui riporto il commento del &#8220;Corriere della sera&#8221;:</p>
<p><em><strong>Senza Darwin non sarebbe nato King Kong</strong><br />
Senza le teorie evoluzioniste di Charles Darwin, non ci sarebbero stati né Tarzan né King Kong (foto), né «L&#8217; isola del dr. Moreau» né «2001: Odissea nello spazio». Il saggio «Evolution &#8211; Darwin al cinema» di Elena Canadelli e Stefano Locati (Le mani, pp. 264, Euro 16) ricostruisce la diffusione di un dottrina scientifica nel mondo della finzione. E lo fa con serietà e precisione, usando strumenti sia filosofici sia cinefili. Attraverso il confronto tra uomo e scimmia (come succede nell&#8217; emblematico «Bride of the Gorilla» di Curt Siodmak, in copertina) il cinema ha divulgato idee ancora oggi contrastate e disturbanti: come quella che l&#8217; uomo non sia il centro dell&#8217; universo. La bravura dei due autori sta anche nel trovare le tracce darwiniane dove sono più nascoste: come in «Alien», dove il mostro parassita e mutante ricorda come la natura non conosca morale quando è in gioco la sopravvivenza della specie. (Alberto Pezzotta)</em></p>
<p>Si può essere abbastanza persuasi che uno dei padri King Kong sia Darwin, ma che anche Alien sia un suo discendente è molto meno convincente. Ma soprattutto, è veramente interessante, utile, valutare il grado di parentela tra &#8220;Alien vs Predator&#8221; e l&#8217;&#8221;Origine della specie&#8221;? Se si va a ben vedere i motivi per cui ci si imbarca in un impresa così totalmente speculativa, non troppo soprendentemente, li si trova molto vicini a quelli dei bambini che guardano le nuvole: la soddisfazione di trovare collegamenti nascosti, la celebrazione e consacrazione della propria capacità di trovare significati e simboli che, probabilmente, non esistono affatto.</p>
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		<title>Quando ti ritrovi nei libri</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 15:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofeggiando]]></category>
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		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Uno nessuno e centomila]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ricordo chi aveva detto (la Daria non ricorda chi aveva detto che quando non ti ricordi la fonte di qualcosa è perché l&#8217;hai fatta tua, che stronzata, significa solo che devi farti vedere da un medico) che piacciono i libri dove si trova qualcosa che si sa già, non qualcosa di nuovo. E&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo chi aveva detto (la Daria non ricorda chi aveva detto che quando non ti ricordi la fonte di qualcosa è perché l&#8217;hai fatta tua, che stronzata, significa solo che devi farti vedere da un medico) che piacciono i libri dove si trova qualcosa che si sa già, non qualcosa di nuovo. E&#8217; un piacere sapere che c&#8217;è anche qualcun&#8217;altro che la pensa come noi, e vedere quello che abbiamo in testa scritto nero su bianco.  Ho appena finito di leggere &#8220;Uno, nessuno e centomila&#8221; di Pirandello ed all&#8217;inizio avevo trovato una cosa molto interessante:<span id="more-161"></span><br />
&#8220;Non già, badiamo, ch&#8217;io opponessi volontà a prendere la via per cui mio padre mi incamminava. Tutte le prendevo. Ma camminarci, non ci camminavo. Mi fermavo ad ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre più da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni di una montagna insormontabile, anzi di un mondo in cui avrei potuto senz&#8217;altro domiciliarmi.</p>
<p>Ero rimasto così, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m&#8217;erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza più di me. M&#8217;erano passati avanti, non si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente più di loro; ma andare, non sapevo dove andare.&#8221;</p>
<p>E&#8217; quello che volevo dire nel post  <a href="http://www.rerumvulgaria.com/filosofeggiando/123/al-centro-della-scacchiera">Al centro della scacchiera</a> <img src='http://www.rerumvulgaria.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> . E&#8217; veramente rinfrancante vedere che quello che pensi lo ha già pensato Qualcuno. E&#8217; come se Pirandello ti desse un paterna pacca sulla spalla tipo &#8220;Ci sei arrivato eh?&#8221;</p>
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		<title>futuro&#8230;?</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 07:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofeggiando]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; già da un po&#8217; che sono qua con una domanda che inizia a farsi sempre più pressante, e che credo passi per la testa a tutti, più o meno concretamente. E cioè: cosa faccio della mia vita?
Guardo gli altri e mi viene da chiedermi, ma loro come hanno fatto, su cosa si sono basati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; già da un po&#8217; che sono qua con una domanda che inizia a farsi sempre più pressante, e che credo passi per la testa a tutti, più o meno concretamente. E cioè: cosa faccio della mia vita?<br />
Guardo gli altri e mi viene da chiedermi, ma loro come hanno fatto, su cosa si sono basati per decidere? Il fatto e che ormai si è giunti al punto che bisogna andarsena da casa, non se ne può più, si deve andare! I problemi ovviamente sono tutti di tipo pratico e sono una gran scocciatura.<span id="more-155"></span><br />
E a questo punto mi viene un&#8217;altra domanda, cosa ho fatto l&#8217;università a fare? Bè, mi è servita per capire che in realtà ciò che mi piacerebbe non è per nulla legata ad essa, e per imparare un po&#8217; di cose. Mi è servita a prendere tempo e, credo, a chiarirmi le idee. Al liceo ero convintissima che avrei fatto ricerca, ma dopo aver visto che sanguisuga sia ho cambiato idea. Intanto tutto quello che vedevo attorno mi dava i brividi: gente che non faceva altro che essere dinamica ad attiva dalla mattina alla sera, che abitava in una casetta a schiera se andava bene attorno ai 30 anni, che faceva le vacanze in qualche villaggio, o che finiva il lavoro a casa, gente che sacrificava una chiacchierata per fare qualche altra stronzata, palestra e fretta e milioni di cose da fare -perchè, per chi?- e fretta e fretta. No no, così non va bene, mi sono detta e ci siamo detti col Dario. La gente è impazzita ed è contagiosa, ma noi dobbiamo stare attenti! Attenti a poche cose in fondo, ma senza le quali come farei? Non sono cose che si possono elencare e spiegare, anche quello di prima era solo una lista, sono cose che si percepiscono.<br />
Poi alla laurea di una mia amica, una ragazza che mi era seduta a fianco mi ha detto: “Oh Daria! Non so cosa fare della mia vita!”. E le ho detto: “Bè, non stai facendo la specialistica? Sarà per qualcosa no?”, “Non lo so&#8230; Aspetto&#8230; Vedrò&#8230;”. Penso che la maggior parte delle persone vada avanti così: medie, liceo, si va all&#8217;università perché si fa così e poi in qualche modo ti trovi ingarbugliato in un lavoro, se sei in coppia fai il mutuo ed esci di casa, se no stai con i tuoi e a 35-40 contiunuano a chiamarti “ragazzo”&#8230; no no, così proprio non va bene!<br />
In casa sono ironici con me, mi dicono chissà cosa vuoi fare, alla fine non è che ci siano molte scelte, vedrai vedrai&#8230; Brividi!!!<br />
Io NON LO SO cosa voglio fare, è tutto molto confuso, solo pochi ganci da cui mi rifiuto di staccarmi. (Mi viene in mente la poesia di Montale “Non chiederci la parola”: “&#8230;Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”).<br />
Voglio finire questa università che mi succhia inutilmente il cervello; voglio andare via da casa con il Dario; vorrei un lavoro manuale che permetta di seguire ritmi umani e poco più.<br />
Ma siccome così sarebbe troppo facile la mia mente si scinde spesso in due parti contrastanti. Una parte mi dice: sì sì, vai e fregatene, hai già 24 anni, parti e gira il mondo anche senza soldi, qualcosa salta fuori, vai e fai la vaccara, vivi come ti piace, in ogni modo di fame non muori e almeno ci avrai provato! L&#8217;altra parte: pensaci bene, magari se fai la specialistica un bel lavoro lo trovi, in fondo la ricerca ti ha sempre attirata, magari riesci a fare tutto e bene, ti divertiresti, faresti qualcosa di utile della tua vita,  sarebbe un ambiente stimolante, non si esce di casa senza una piccola sicurezza finanziaria, lo sai&#8230; E si va avanti così. Ultimamente la seconda voce è debolissima, ma non è che per questo taccia. E così uno aspetta, procrastina, ma no, ma sì, un po&#8217; ci si mette il caso e track! qualcosa succede&#8230;<br />
Ma voi come ve la cavate? Come avete fatto o come fate? A me questi pensieri portano via molto tempo in rimurginamenti, soluzioni geniali, depressioni, arrabbiature and so on.<br />
Al liceo dicevo: chissà fra 10 anni cosa farò? Ne sono passati 6 e sto facendo sempre la stessa cosa: studiacchio e penso! Non è che non ci sia nulla che mi interessi, anzi, forse il problema è che sono troppe! Non lo so&#8230; A mia mamma piace dire che volere è potere (ma ogni tanto si contraddice dicendo che non bisogna sognare troppo). Già, almeno fossi certa di quello che voglio! Cambio idea un po&#8217; troppo spesso, non sono una persona seria. Quindi è tutto molto difficile&#8230; e intanto ho la terribile sensazione di sprecare tempo.</p>
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		<title>Solitudine</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 07:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il post del Dario sulla malinconia mi ha fatto venire in mente un&#8217;altra condizione che vi è legata e che subisce lo stesso trattamento diffidente, cioè la solitudine. Credo sia un argomento delicato, quindi specifico subito che non mi riferisco certo ad una condizione indipendente dalla volontà di una persona, protratta nel tempo e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il post del Dario sulla malinconia mi ha fatto venire in mente un&#8217;altra condizione che vi è legata e che subisce lo stesso trattamento diffidente, cioè la solitudine. Credo sia un argomento delicato, quindi specifico subito che non mi riferisco certo ad una condizione indipendente dalla volontà di una persona, protratta nel tempo e che non porta altro se non vuoto.<br />
Ho l&#8217;impressione che la gente la neghi, la tema, essere persone solitarie è visto come una stranezza e un difetto. Ho notato questo perché io stessa ho spesso bisogno di trascorrere del tempo da sola, fin da piccola, per pensare senza distrazioni, per fissarmi alcune cose nei pensieri, per analizzarli o per lasciarli andare a ruota libera. E&#8217; incredibile quante cose saltino fuori ogni volta! Lo stare lontano per qualche ora dagli altri esseri umani è un rifugio, forse una debolezza, forse una forza, non lo so, ma so che se mi viene negato per un po&#8217; di tempo inizio a soffrirne.<span id="more-145"></span> Può darsi che questa necessità mi venga dall&#8217;essere cresciuta in una famiglia rumorosa e numerosa. Quando non ne posso più prendo e vado a fare un giro nel bosco (dove non c&#8217;è mai nessuno) e non è che si debba fare qualcosa di particolare, mi basta camminare e guardare le cose che ho intorno. E mi chiedo come la gente possa sopravvivere senza, ne vedo che lo fanno. Una ragazza una volta mi ha detto che sarebbe dovuta uscire quel sabato sera, ma non ne aveva nessuna voglia. Stai a casa, le ho detto io e lei mi ha guardata in un modo come se non avesse mai neppure sfiorato una simile eventualità e ha detto che il sabato sera comunque non si poteva passare da soli.<br />
Ma forse il non voler stare da soli (senza televisione, senza musica e altre diavolerie disturbatrici) è un altro tentativo per non pensare e nascondersi l&#8217;inevitabile sensazione di vuoto che ogni tanto prende tutti. E&#8217; normale, è la condizione umana, perché evitarla e negarla a tutti i costi? Forse perché anche in questo caso la solitudine nell&#8217;immaginario collettivo, si contrappone all&#8217;attività all&#8217;essere “dinamici e ambiziosi”? O non ci si pensa e basta che potrebbe portare un po&#8217; di sollievo, anche riflettere su queste sensazioni spiacevoli e accettarle come parte spontanea e viscerale della vita.<br />
E poi con il passare dei decenni sono continuamente saltate fuori nuove cose per non stare da soli, per avere sempre qualcosa da fare, che ti riempie la testa, per non soffermarsi sulla necessità di un po&#8217; di intimità psicologica. Ecco, forse è questo, che mi sento violata se non posso mai fare due pensieri senza essere interrotta. In un periodo dove siamo sempre di più e trovare un attimo di silenzio è sempre più un&#8217;impresa, forse passare del tempo soli ci restituirebbe ad una dimensione più umana.</p>
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		<title>Ridiamo valore alla malinconia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 18:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci ho messo un sacco di tempo a partorire questo post: l&#8217;errore era il voler spiegare il valore della malinconia. E&#8217; una cosa che non si può spiegare, ma che bisogna sentire, provare (&#8221;E&#8217; difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già&#8221; quiz: da dove viene questa frase?). Bisogna vivere e soffrire per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci ho messo un sacco di tempo a partorire questo post: l&#8217;errore era il voler spiegare il valore della malinconia. E&#8217; una cosa che non si può spiegare, ma che bisogna sentire, provare (&#8221;E&#8217; difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già&#8221; quiz: da dove viene questa frase?). Bisogna vivere e soffrire per capire il dolore, non lo si può spiegare. Il dolore non è la malinconia, anche se molti sembrano pensarlo, ma ha in comune con essa l&#8217;incomunicabilità. Io dico dolore, o gioia, e voi capite a cosa mi riferisco perché avete sentito dolore e gioia, avete sentito qualcosa che avete etichettato come dolore e gioia. Ma benché tutti provano dolore quando picchiano il gomito contro uno spigolo e gioia quando mangiano le caramelle (alta opinione dell&#8217;uomo medio) ho paura che non tutti provino malinconia (l&#8217;etichetta &#8220;malinconia&#8221; è stata sostituita da &#8220;dolore generico&#8221;,&#8221;disagio&#8221;,&#8221;malessere&#8221;). Percepite il male di vivere? Quella sentazione che strazia, opprime il cuore ma nella quale è così piacevole languire? Dio, come faccio a spiegarlo? Il Faust, Narciso e Boccadoro, La nausea, Il posto delle fragole, percepite quella sensazione che li permea? Se si probabilmente siamo persone affini, e se capite il senso di questa frase già avete compreso quello che voglio dire. Sembra che la maggior parte della gente non provi malinconia. Peggio, sembra che sia generalmente considerata una cosa negativa. Una sensazione che è quasi dolore, che è dolore dell&#8217;animo, della vita, non sembra essere compatibile con il nostro modo di vivere. Tutti devono essere attivi, veloci, non ci si può soffermare su cose stupide come questa. Solo una contentezza ed una scontentezza superficiali sono consentite. Non sei felice? Compra il nuovo cellulare, fatti l&#8217;abbonamento sky, trovati un nuovo ragazzo, prendi la pillolina antidepressiva. Il valore, lo &#8220;spessore&#8221;, di un animo è dato dalla profondità delle emozioni che prova, che sente. Ho la sensazione che si tenda a promuovere alcune sensazioni ad emozioni, tralasciando le vere emozioni, quelle profonde, importanti. Tutto questo non fa bene alle persone, che perdono di spessore. E&#8217; solo una mia impressione o anche voi avete notato qualcosa del genere? Ridiamo il giusto valore alle emozioni, parliamone, coltiviamole. Ridiamo il giusto valore alla malinconia, altrimenti saremo tutti così:</p>
<p>Arriva sul treno e si siede. Un profumo (dopobarba?) di gusto discutibile invade la carrozza. Occhialoni, scarpe color oro, capelli cortissimi tranne che sulla cima della testa, dove raggiungono l&#8217;incredibile lunghezza di due centrimetri tanto da dover essere fissati, a forma di uncino, con 1250g di gel. Tolti gli occhialoni cellulare, si scrive? Si legge? Si gioca? Si cerca solo di darsi un tono senza in realtà fare un pippa? Gli studi condotti a questo proposito non hanno ancora fornito risultati certi.</p>
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		<title>La vita domestica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 15:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Normalmente vengono chiamati animali domestici. Avete presente? Quei cani, gatti, cavie, conigli, furetti, iguana, pappagalli e pappagallini che sono in ogni casa. Bene, pensiamo un attimo a questi animali domestici. Pensiamo a quando erano solo animali. Vivevano liberi e morivano di malattie e fame, avevano una vita breve. Poi sono diventati domestici. Hanno cominciato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Normalmente vengono chiamati animali domestici. Avete presente? Quei cani, gatti, cavie, conigli, furetti, iguana, pappagalli e pappagallini che sono in ogni casa. Bene, pensiamo un attimo a questi animali domestici. Pensiamo a quando erano solo animali. Vivevano liberi e morivano di malattie e fame, avevano una vita breve. Poi sono diventati domestici. Hanno cominciato a dormire in casa, a mangiare tutti i giorni e sono diventati più belli, più longevi. Ora però sono grassi, stressati, muoiono di tumore. Essere troppo domestici forse non uccide più dell&#8217;essere animali, ma di sicuro fa vivere meno.</p>
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		<title>Aborto, perché no?</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 21:14:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parliamo dell&#8217;aborto? E va bene, parliamone. Normalmente in questo sito evitiamo di scrivere qualsiasi cosa riguardo a questo tipo di discussioni. Ed il motivo è semplice: i partecipanti. Se si parla di filosofia, se si parla di scienza, gli interlocutori sono in genere persone preparate, intelligenti, calme e tolleranti. Quando si parla di politica, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo dell&#8217;aborto? E va bene, parliamone. Normalmente in questo sito evitiamo di scrivere qualsiasi cosa riguardo a questo tipo di discussioni. Ed il motivo è semplice: i partecipanti. Se si parla di filosofia, se si parla di scienza, gli interlocutori sono in genere persone preparate, intelligenti, calme e tolleranti. Quando si parla di politica, di morale, è come parlare di calcio, qualsiasi cane ha la sua opinione e solitamente i cani non sono famosi per essere intelligenti, tolleranti o preparati. Tu puoi dire la cosa più intelligente del mondo, nella maniera migliore, ma ci sarà sempre una buona percentuale che ti darà contro per partito preso, senza motivo, solo perché quello che dicono loro è cosa buona e giusta. Ma adesso basta, l&#8217;idea stessa dell&#8217;esistenza della propaganga anti abortista mi fa rabbia.<span id="more-125"></span></p>
<p>Parliamo di aborto, va bene. Due o tre cose vale la pena di dirle. La prima è che la legge deve tutelare la libertà di ogni individuo, nel rispetto della libertà degli altri individui della società e non penso che un feto possa essere considerato un individuo. Non è registrato all&#8217;anagrafe, non è capace di vita autonoma, non ha un nome. Pensare di tutelare il diritto alla vita di qualcosa che non può avere diritti mi fa strano. Poi, ma quanto è miope la gente? E&#8217; mai possibile che &#8220;Io non lo farei mai&#8221; si debba trasformare in &#8220;Nessuno lo deve poter fare&#8221;? Perché? Un&#8217;altra cosa curiosa è la seguente: secondo le statistiche, e mica di altri paesi, che poi magari non si possono applicare al nostro, ma prese qui, con l&#8217;aborto legalizzato il numero di aborti conosciuti è sceso (conosciuti, pensate che prima si facevano di nascosto!). Se sono un difensore dei diritti della vita, dovrei essere contento di questo, e accettare la legge attuale come una cosa positiva, visto che nei fatti diminuisce il numero di &#8220;uccisioni&#8221;. Questo mette bene in luce il tipo dell&#8217;anti-abortista, quello a cui non frega niente di come vanno le cose nella realtà, ma che ci tiene di poter dire che &#8220;Accidenti, nel mio paese non si uccidono i bambini non ancora nati, lo vieta la legge!&#8221;. Un&#8217;ultimo appunto: ho trovato molto interessante il fatto che a promuovere la moratoria contro l&#8217;aborto sia stato Giuliano Ferrara. Non so se l&#8217;avete notato, ma è un uomo. Non vi sembra strano che in una questione che è quasi, se non del tutto, esclusivamente femminile le donne abbiamo così poca voce? Per eccesso non sarebbe ragionevole che in un referendum sull&#8217;aborto potessero votare solo le donne?</p>
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		<title>Al centro della scacchiera</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 17:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci si sente persi: vedi gli altri muoversi e ti senti un pezzo inutile. Quando nasci sei come al centro di una scacciera. Puoi fare solo 100 passi. In ogni direzione c&#8217;è qualcosa: musica, pittura, fisica. Raggiungere il bordo significa possedere la conoscenza assoluta. Se vuoi arrivare a livelli elevati di una qualsiasi cosa ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si sente persi: vedi gli altri muoversi e ti senti un pezzo inutile. Quando nasci sei come al centro di una scacciera. Puoi fare solo 100 passi. In ogni direzione c&#8217;è qualcosa: musica, pittura, fisica. Raggiungere il bordo significa possedere la conoscenza assoluta. Se vuoi arrivare a livelli elevati di una qualsiasi cosa ti devi dedicare solo a quella, devi fare un passo dopo l&#8217;altro stando attendo a non deviare.<br />
Stando qui, nei pressi del centro, ho potuto vedere parecchi partire. Ci sono quelli che sanno cosa vogliono, che si muovono velocemente verso la loro meta. Altri, la maggior parte in verità, si muovono a caso. Li vedi zizzagare tra una casella e l&#8217;altra, sempre guardando dritti di fronte a se. Di solito la vecchiaia li fà avviare per una direzione stabile, scelta da altri o dal caso. E io non so che fare. Tutto mi attira, ma niente tanto da escludere il resto. E così mi muovo lungo una spirale, cercando di essere un po&#8217; di tutto e non diventando niente. Qui, vicino al centro, non è facile vivere, ma le persone più interessanti le ho trovate da queste parti.</p>
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		<title>L&#8217;amicizia consumista</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 17:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; sera, ti trovi con gli amici, dove andare? Nessuno si è ancora affrancato da casa e così si cede al ricatto del bar. Quando ti siedi quello che paghi non è un bicchiere di qualcosa, ma un paio d&#8217;ore di libertà, l&#8217;affitto di un sedile scomodo e di una miuscola porzione di tavolo. Comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sera, ti trovi con gli amici, dove andare? Nessuno si è ancora affrancato da casa e così si cede al ricatto del bar. Quando ti siedi quello che paghi non è un bicchiere di qualcosa, ma un paio d&#8217;ore di libertà, l&#8217;affitto di un sedile scomodo e di una miuscola porzione di tavolo. Comunque ci sei, ti sei comprato un attimo di indipendenza. Ti rendi subito conto però che qualcosa non va, ti ritrovi a cercare di interpretare il labbiale dell&#8217;amico che ti sta di fronte. La musica. E&#8217; la musica. La musica del locale è talmente alta che non riesci quasi a sentire i tuoi pensieri. Allora ti guardi intorno, e quello che vedi sono gorilla dalle evidenti deficenze mentali, gente che è uscita perché è da sfigati rimanere a casa, ragazze di poco valore, dai modi volgari, ragazze che credono di valere di più e se la tirano, fighetti che fai fatica a distinguere dalle ragazze. Mestizia, pena ecco quello che ti suscita tutto ciò. A tutti va bene così, a nessuno interessa parlare con gli altri e la musica va benissimo. Come quando nell&#8217;ascensore ci si mette a smanettare col cellulare per darsi l&#8217;aria di fare qualcosa. Ma c&#8217;è una differenza fondamentale, l&#8217;ascensore avvicina per poco persone casuali, a prescindere dalla loro volontà. Qui la gente si trova apposta, con quelli che dovrebbero essere i suoi amici. E il rumore, la musica, permette di evitare di confrontarsi, di parlare. Non è necessario dimostrare di valere qualcosa, non bisogna sforzarsi nel costruire un rapporto. La compagnia, si viene per cercare la compagnia. Ognuno è sostituibile, nessuno è indispensabile perchè tra tutti non c&#8217;è che il possedere vestiti della stessa firma, l&#8217;apprezzare la stessa musica, l&#8217;avere qualche conoscenza in comune. Questa è l&#8217;amicizia del consumismo, l&#8217;amicia consumista.</p>
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		<title>I primi vent&#8217;anni</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 19:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[So già come andrà a finire: diventerò pienamente adulto, avrò dei figli, sarò vecchio e poi morirò. Intuisco come le mie idee e la mia percezione del mondo cambieranno: amplierò la mia coscienza, sarò attento a crescere i miei figli in un ambiente sicuro, diventerò tollerante verso ogni cosa e poi morirò. Miliardi di persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>So già come andrà a finire: diventerò pienamente adulto, avrò dei figli, sarò vecchio e poi morirò. Intuisco come le mie idee e la mia percezione del mondo cambieranno: amplierò la mia coscienza, sarò attento a crescere i miei figli in un ambiente sicuro, diventerò tollerante verso ogni cosa e poi morirò. Miliardi di persone l&#8217;hanno fatto prima di me, la strada la intravedo.<br />
Da un lato questa cosa mi abbatte, dall&#8217;altro mi stimola, è come fare un viaggio: conosco il tragitto, ma non come lo compirò. Non rimane che buttarcisi dentro. I primi vent&#8217;anni ti servono solo per capire questo. Pazzesco</p>
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