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	<title>Rerum Vulgaria &#187; Libri</title>
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	<description>Una raccolta di pensieri, idee ed esperienze</description>
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		<title>In principio era Darwin</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle foglioline di the rimaneste sul fondo nella tazzina o nelle pieghe di un&#8217;abito buttato su di una sedia. Ed esagerare, esasperare e cedere a questo nostro bisogno di sicurezza, di semplificazione del mondo non può che portare a conseguenze negative.<span id="more-336"></span>Prendiamo Dio ad esempio, sicuramente la più antica e la più grande creazione intellettuale dell&#8217;umanità. Come l&#8217;abbiamo distrutta ed abbattuta, portata al livello umano e rese ridicola togliendola dalla sfera del sentimento e della devozione per darne una visione razionale, sistematica. L&#8217;arte in generale, poiché Dio appartiene al mondo dell&#8217;arte, della suggestione e dell&#8217;elevazione dell&#8217;animo, va al di là della natura meramente razionale dei simboli con i quali si esprime. Ieri sera io e la Daria abbiamo partecipato ad un <a href="http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=283&amp;Code=Pikaia&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4343" target="_blank">happy hour scientifico</a> dove abbiamo avuto l&#8217;ennesima prova dei risultati nefasti che derivano da un uso irrazionale della ragione. Titolo &#8220;Da Tarzan a Jurassic Park, darwinismo tra letteratura e cinema&#8221;, curatori Elena Canadelli e Stefano Locati. Tralasciando la totale incapacità di comunicare dei due curatori stupisce l&#8217;accanimento, totalmente superfluo, nel trovare collegamenti tra la teoria darwiniana e l&#8217;arte. Perché è palese, come mostrato dalle stesse fotografie e filmati proiettati, che solo inizialmente l&#8217;idea scientifica è fonte di ispirazione. Letteratura, cinema e scultura poi sublimano ed elaborano un impressione, un&#8217;idea che non ha più nulla a che vedere con la scienza ma che è divenuta arte. E cercare di spiegarne le origini lascia un po&#8217; perplessi ed indifferenti come la scultura, mostrata nella conferenza e di cui non ricordo il nome, in cui si vede che gli uomini discendono dai vermi. I due autori della conferenza hanno scritto un libro intitolato &#8220;Evolution &#8211; Darwin al cinema&#8221; di cui riporto il commento del &#8220;Corriere della sera&#8221;:</p>
<p><em><strong>Senza Darwin non sarebbe nato King Kong</strong><br />
Senza le teorie evoluzioniste di Charles Darwin, non ci sarebbero stati né Tarzan né King Kong (foto), né «L&#8217; isola del dr. Moreau» né «2001: Odissea nello spazio». Il saggio «Evolution &#8211; Darwin al cinema» di Elena Canadelli e Stefano Locati (Le mani, pp. 264, Euro 16) ricostruisce la diffusione di un dottrina scientifica nel mondo della finzione. E lo fa con serietà e precisione, usando strumenti sia filosofici sia cinefili. Attraverso il confronto tra uomo e scimmia (come succede nell&#8217; emblematico «Bride of the Gorilla» di Curt Siodmak, in copertina) il cinema ha divulgato idee ancora oggi contrastate e disturbanti: come quella che l&#8217; uomo non sia il centro dell&#8217; universo. La bravura dei due autori sta anche nel trovare le tracce darwiniane dove sono più nascoste: come in «Alien», dove il mostro parassita e mutante ricorda come la natura non conosca morale quando è in gioco la sopravvivenza della specie. (Alberto Pezzotta)</em></p>
<p>Si può essere abbastanza persuasi che uno dei padri King Kong sia Darwin, ma che anche Alien sia un suo discendente è molto meno convincente. Ma soprattutto, è veramente interessante, utile, valutare il grado di parentela tra &#8220;Alien vs Predator&#8221; e l&#8217;&#8221;Origine della specie&#8221;? Se si va a ben vedere i motivi per cui ci si imbarca in un impresa così totalmente speculativa, non troppo soprendentemente, li si trova molto vicini a quelli dei bambini che guardano le nuvole: la soddisfazione di trovare collegamenti nascosti, la celebrazione e consacrazione della propria capacità di trovare significati e simboli che, probabilmente, non esistono affatto.</p>
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		<title>Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore – Luis Sepulveda</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 19:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ripensando a questo libro la prima sensazione che mi torna è di una piacevole malinconia. C&#8217;è sempre un momento perfetto per leggere i libri, e credo che con questo io abbia avuto la fortuna di centrarlo. A tratti ha toni quasi da favola, altre volte è crudele, senza però mai perdere la poesia e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripensando a questo libro la prima sensazione che mi torna è di una piacevole malinconia. C&#8217;è sempre un momento perfetto per leggere i libri, e credo che con questo io abbia avuto la fortuna di centrarlo. A tratti ha toni quasi da favola, altre volte è crudele, senza però mai perdere la poesia e la grazia e la forza evocativa delle parole semplici. L&#8217;ho letto a 14 anni e la foresta e la vita che vi si conduceva spiegata dal di dentro come fa l&#8217;autore hanno avuto una forte presa su di me. Mi faceva venire rabbia il fatto che per colpa dell&#8217;ignoranza dei gringos quel vecchio si trovasse costretto a cacciare la femmina di <em>tigrillo</em>. Che stupidi! pensavo, ma nello stesso tempo leggevo ammirata della rassegnazione del protagonista, vederlo fare una cosa perché andava fatta e non si poteva fare altrimenti.<br />
Per me rientra nei libri che vanno assolutamente letti, magari quando si è ancora giovani.<span id="more-334"></span>“Antonio José Bolìvar Proano non pensò mai alla parola libertà, ma la godeva a sua piacimento nella foresta. Per quanto cercasse di far rivivere il suo progetto di odio, continuava a sentirsi bene in quel mondo, finchè pian piano dimenticò, sedotto da quei luoghi senza confini né padroni.<br />
Mangiava quando aveva fame. Sceglieva i frutti più saporiti, rifiutava di prendere certi pesci perché gli sembravano lenti, seguiva le tracce di un animale selvatico e quando l&#8217;aveva a tiro di cerbottana il suo appetito cambiava idea.<br />
Al calar della notte, se desiderava stare solo si sdraiava sotto una canoa, se invece aveva bisogno di compagnia cercava gli shuar.”</p>
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		<title>Per chi suona la campana &#8211; Hemingway</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 07:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nessun uomo è un&#8217;Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un&#8217;onda del Mare, l&#8217;Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d&#8217;uomo mi diminuisce, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Nessun uomo è un&#8217;Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un&#8217;onda del Mare, l&#8217;Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d&#8217;uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell&#8217;umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.”<br />
John Donne<span id="more-310"></span></p>
<p>E&#8217; l&#8217;epigrafe di questo incantevole romanzo di Hemingway. Se devo sceglierne uno fra tutti i suoi che ho letto, è questo. Guardando la copertina me lo immaginavo come una specie di “Il vecchio al ponte”, e non ero troppo convinta. E&#8217; bello qualche volta vedere che si sbaglia, è stato una sorpresa. Le pagine scivolano via accompagnate da un dolore. E&#8217; orribilmente bello leggere così. E&#8217; lungo -più di 500 pagine- e ad un tratto, dopo circa 150, ho realizzato che tutto il resto non sarebbe stato nient&#8217;altro che attesa, pagine pregne di attesa e di ansia. C&#8217;è un ponte da far saltare, ti dice l&#8217;autore all&#8217;inizio, e tutto il romanzo gira attorno a questo, sospeso, aspettando. Tutte quelle vite incontrate nelle righe concentrate e costrette a vivere e ad esprimersi in quei tre miseri, interminabili giorni, prima dell&#8217;esplosione. Non sapevo se farli correre quei giorni, o leggere poco alla volta, farli durare. Come se così avessi potuto elargire tempo ai protagonisti, per una sorta di potere dato al lettore.<br />
A volte penso che sia troppo facile scrivere romanzi ambientati durante una guerra: morte, amore, caso, ideali. E&#8217; tutto lì insieme e si brucia tutto in fretta. Ma Hemingway pare poter scrivere di tutto senza mai essere banale, anzi, attaccandoti alle pagine.<br />
Sarà forse che io ho un debole per i romanzi che parlano di guerre e partigiani, ma questo lo preferisco rispetto ad “Addio alle armi”. Mi è parso più vivo, più umano, sono riuscita a sentire meglio la sofferenza e l&#8217;eccitazione. E ad ogni pagina non si può fare a meno di chiedersi “perché?”, per tutto quello che è successo, per ogni cosa. I libri che ti fanno chiedere “perché” non sono male.</p>
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		<title>Il rosso e il nero &#8211; Stendhal</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 07:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sapendo bene a quale opera concedere l&#8217;onore di aprire questa rubrica (autore italiano? straniero? classico latino?) ho pensato di seguire l&#8217;ordine con cui l&#8217;incontro sugli scaffali della mia camera. Scorro i titoli con gli occhi e il primo su cui si soffermano è il romanzo di Stendhal, che tra l&#8217;altro ho riletto da poco. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sapendo bene a quale opera concedere l&#8217;onore di aprire questa rubrica (autore italiano? straniero? classico latino?) ho pensato di seguire l&#8217;ordine con cui l&#8217;incontro sugli scaffali della mia camera. Scorro i titoli con gli occhi e il primo su cui si soffermano è il romanzo di Stendhal, che tra l&#8217;altro ho riletto da poco. Va bene, mi sembra ottimo per iniziare.<br />
Questo sì che è un libro che tutti dovrebbero aver letto.<span id="more-301"></span> Meraviglioso, i suoi personaggi si imprimono a fuoco nella mente. Non si può che invidiare la capacità dell&#8217;autore di delinare i caratteri, così umani. Di Julien, un po&#8217; ci si innamora. Nella società del suo tempo (fatta di intrighi politici e clericali, di scalate al potere e ambizione – il tempo di chi?) l&#8217;autore inserisce questo ragazzo che appare mosso solo dalla sua sete di potere e che tuttavia non riesce a dominare il suo carattere così passionale che lo porterà all&#8217;unica fine possibile e immaginabile per ciò che l&#8217;autore ha voluto fargli rappresentare. Stendhal mette a nudo lati dell&#8217;anima umana che di solito si preferisce ignorare, che si sa che sono veri ma mettono un che di spavento.<br />
Romanzo soprattutto di passioni, e di amore, ma anche ritratto non molto gentile di quell&#8217;epoca. Le frasi sono lucide e nonostante ciò nient&#8217;affatto fredde o distaccate. Forse quel certo sapore che è riuscito a dare alle pagine, viene da quella specie di fatalismo che hanno le azioni di Julien. E&#8217; quello contro cui mi arrabbiavo leggendo, sapendo tuttavia che era giusto che fosse così.<br />
Di sicuro è uno dei libri che mi ha più colpita e a cui penso più spesso.</p>
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		<title>Parliamo di libri</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 20:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parliamo di libri. Mi piace parlarne, di solito per farlo faccio leggere quelli che ho già preso in mano io al Dario per poi discuterne, vedere cosa ci ha visto lui eccetera. Così ho pensato di scrivere qualcosa qui ogni tanto, di questa attività cui dedico tanto tempo. Nonostante legga molto di più di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0in;">Parliamo di libri. Mi piace parlarne, di solito per farlo faccio leggere quelli che ho già preso in mano io al Dario per poi discuterne, vedere cosa ci ha visto lui eccetera. Così ho pensato di scrivere qualcosa qui ogni tanto, di questa attività cui dedico tanto tempo.<span id="more-298"></span> Nonostante legga molto di più di una persona media, la mia ignoranza è una voragine nello sterminato campo della letteratura, quindi se troverete delle bestialità perdonatemi e anzi, fatemelo presente. Mi piace muovermi secondo il gusto del momento e l&#8217;istinto: impormi un ordine e opere che non mi attirano mi ucciderebbe. Non credo sia il criterio migliore per diventare esperti, ma non è a questo che punto.</p>
<p style="margin-bottom: 0in;">In questi anni ho visto però che mi veniva da dividere i libri in due categorie: i libri indispensabili e i libri superflui. Cioè i libri che secondo me vanno assolutamente letti, perché storicamante importanti, perché semplicemente belli; e quelli che anche se si tralasciano non succede niente. Questa divisione sempre tenendo conto del poco che ho letto e della mia scarsa conoscenza accademica della materia.</p>
<p style="margin-bottom: 0in;">Quindi, ho pensato di segnalare ogni tanto uno di questi libri mettere in breve le mie opinioni. Aspettando poi le vostre!</p>
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		<title>Don Chischiotte</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 14:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Don Chischiotte, uhm&#8230; un libro che volevo leggere da molto tempo. Ora l&#8217;ho letto e mi sembra di non avere niente da dire. Il non avere mai letto libri di cavalleria probabilmente mi ha privato di parte del piacere, ma non è questo. E&#8217; come per i libri che ti scorrono via, sui quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Don Chischiotte, uhm&#8230; un libro che volevo leggere da molto tempo. Ora l&#8217;ho letto e mi sembra di non avere niente da dire. Il non avere mai letto libri di cavalleria probabilmente mi ha privato di parte del piacere, ma non è questo. E&#8217; come per i libri che ti scorrono via, sui quali non rifletti perché non valgono niente. Ma non è uno di questi, qualcosa mi ha lasciato, ma niente da dire: l&#8217;ho assorbito. E&#8217; un&#8217;opera piana piana, costruita in maniera impeccabile che non va digerita. L&#8217;assimili senza accorgertene, diventa tua senza doverci ripensare più avanti: i personaggi, le situazioni, è come conoscere un luogo, è naturale e semplice. Ma un&#8217;idea ce l&#8217;ho: la vita sembra piatta, sembra di non fare nulla, che non succeda mai nulla. Il motivo è che siamo abituati a libri e film, rappresentazioni teatrali e televisione: ognuna di queste cose deve concentrare tanta vita (magari tutta quella di più persone) in un piccolo spazio temporale. Siamo nella stessa situazione di Don Chischotte, prendiamo per vere e normali cose che vere e normali non sono, e consideriamo piatta una vita normale e noiosa una giornata movimentata.</p>
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		<title>Quando ti ritrovi nei libri</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 15:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofeggiando]]></category>
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		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Uno nessuno e centomila]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ricordo chi aveva detto (la Daria non ricorda chi aveva detto che quando non ti ricordi la fonte di qualcosa è perché l&#8217;hai fatta tua, che stronzata, significa solo che devi farti vedere da un medico) che piacciono i libri dove si trova qualcosa che si sa già, non qualcosa di nuovo. E&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo chi aveva detto (la Daria non ricorda chi aveva detto che quando non ti ricordi la fonte di qualcosa è perché l&#8217;hai fatta tua, che stronzata, significa solo che devi farti vedere da un medico) che piacciono i libri dove si trova qualcosa che si sa già, non qualcosa di nuovo. E&#8217; un piacere sapere che c&#8217;è anche qualcun&#8217;altro che la pensa come noi, e vedere quello che abbiamo in testa scritto nero su bianco.  Ho appena finito di leggere &#8220;Uno, nessuno e centomila&#8221; di Pirandello ed all&#8217;inizio avevo trovato una cosa molto interessante:<span id="more-161"></span><br />
&#8220;Non già, badiamo, ch&#8217;io opponessi volontà a prendere la via per cui mio padre mi incamminava. Tutte le prendevo. Ma camminarci, non ci camminavo. Mi fermavo ad ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre più da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni di una montagna insormontabile, anzi di un mondo in cui avrei potuto senz&#8217;altro domiciliarmi.</p>
<p>Ero rimasto così, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m&#8217;erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza più di me. M&#8217;erano passati avanti, non si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente più di loro; ma andare, non sapevo dove andare.&#8221;</p>
<p>E&#8217; quello che volevo dire nel post  <a href="http://www.rerumvulgaria.com/filosofeggiando/123/al-centro-della-scacchiera">Al centro della scacchiera</a> <img src='http://www.rerumvulgaria.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> . E&#8217; veramente rinfrancante vedere che quello che pensi lo ha già pensato Qualcuno. E&#8217; come se Pirandello ti desse un paterna pacca sulla spalla tipo &#8220;Ci sei arrivato eh?&#8221;</p>
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		<title>&#8220;Narciso e Boccadoro&#8221;, Hesse</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 20:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hesse]]></category>
		<category><![CDATA[Narciso e Boccadoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non riesco a trovare parole adatte e che rendano giustizia a questo romanzo, quindi ho pensato di riportarne un passo. E&#8217; stata dura scegliere quale mettere, ma mica potevo copiarlo tutto o raccontarvi il finale. Per me dovrebbe essere in tutte le case, e non come la Bibbia che di solito fa da soprammobile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non riesco a trovare parole adatte e che rendano giustizia a questo romanzo, quindi ho pensato di riportarne un passo. E&#8217; stata dura scegliere quale mettere, ma mica potevo copiarlo tutto o raccontarvi il finale. Per me dovrebbe essere in tutte le case, e non come la Bibbia che di solito fa da soprammobile, ma come libro da aprire ogni tanto e leggerne un po&#8217;, giusto per ricordarsi di un paio di cose e riportarle alla loro dovuta dimensione.<br />
La caducità, la sua bellezza che strazia ma è necessaria perché sia tale, il bello, il dolore, il tempo&#8230; Hesse per dirci cosa ne pensa mette insieme una storia e dei personaggi a cui io ho regalato l&#8217;anima, ogni volta che ci penso mi sento una ragazzina stupida perché inizio a elencare i nomi, i luoghi non senza una vena di isteria amorosa. Magari se lo leggete potete poi dirmi se esagero&#8230;<span id="more-133"></span></p>
<p>“&#8230; Nulla vedevano, nulla li commoveva! Tutti erano soddisfatti o affaccendati, avevano interesse, avevano fretta, gridavano ridevano, si ruttavano in  faccia, facevan chiasso, facevan dello spirito, urlavano per due soldi, e tutti stavano bene, tutti erano in regola, soddisfattissimi di sé e del mondo. Porci erano, ah, molto peggio, molto più sozzi dei porci! Anch&#8217;egli, è vero, era stato spesso in mezzo a loro e s&#8217;era sentito contento fra i suoi simili ed aveva fatto la corte alle ragazze ed aveva mangiato ridendo senza orrore i pesci arrostiti. Ma poi sempre, talora tutt&#8217;a un tratto come per incanto, la gioia e la tranquillità l&#8217;avevano abbandonato e quell&#8217;illusione grassa e corpacciuta era caduta dal suo spirito, quella soddisfazione di sé, quell&#8217;importanza e quella calma stagnante dell&#8217;anima, e s&#8217;era sentito trascinare via nella solitudine e nella fantasticheria tormentata, spinto alla vita vagabonda, alla contemplazione del dolore, della morte, dell&#8217;incertezza d&#8217;ogni attività, costretto a fissar gli occhi nell&#8217;abisso. Talvolta allora da quel suo disperato abbandono alla visione dell&#8217;assurdo e del pauroso gli era sbocciata una gioia improvvisa, un innamoramento appassionato, la voglia di cantare una canzone o di disegnare; oppure, odorando un fiore, giocando con un gatto, gli era tornato l&#8217;accordo ingenuo con la vita. Anche questa volta sarebbe tornato, domani o dopodomani, e il mondo sarebbe stato di nuovo buono e meraviglioso: fino a quando non ritornasse un&#8217;altra volta la tristezza, la fantasticheria tormentosa, l&#8217;amore opprimente e senza speranza per i pesci moribondi, per i fiori che appassiscono, l&#8217;orrore per il quieto vivere degli uomini, sozzo ed ottuso, per il loro stare a bocca aperta e non vedere. &#8230;”</p>
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		<title>Leggere, un godimento</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 07:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi mi è ricapitato in mano “La luna e i falò” di Pavese e ne ho letti alcuni brani.
E allora mi è venuto da pensare: ma che cos&#8217;è leggere? Uno dei più grandi piaceri che mi sono concessi, toccare un libro, sentire la grana della carta. E poi una volta che ho iniziato, basta, vado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi è ricapitato in mano “La luna e i falò” di Pavese e ne ho letti alcuni brani.<br />
E allora mi è venuto da pensare: ma che cos&#8217;è leggere? Uno dei più grandi piaceri che mi sono concessi, toccare un libro, sentire la grana della carta. E poi una volta che ho iniziato, basta, vado in un mondo che ha creato qualcun&#8217;altro.<br />
Una pausa, uno stacco dalla quotidinità, o un rifugio, la cui necessità forse risale ad un&#8217;infanzia piuttosto solitaria.<br />
Mi piace guardare i libri sullo scaffale della camera e sapere quello che c&#8217;è scritto dentro e vedere quale immagine mi ritorna di ognuno.<br />
Leggere alcuni libri dà proprio godimento.<span id="more-121"></span> Non sono mai riuscita a spiegarmi come ci si possa privare di una tale sensazione; forse è solo che non la si conosce. Quando sto alzata finchè non mi si chiudono gli occhi, perché voglio leggere un&#8217;altra pagina, quando tiro fino all&#8217;ultimo il momento in cui devo uscire per avere ancora qualche riga. E voglio finirlo e vorrei che non finisse. E&#8217; questo misto di dolore per il termine di qualcosa e la soddisfazione di conoscere che rende tutto così bello!<br />
Hai le facce in testa, le voci, l&#8217;aria e ti tornano nelle giornate, fai confronti. E come sapere di molte vite. E la smania di iniziare quello nuovo&#8230; è una droga con le carte in regola.<br />
Mi hanno probabilmente salvata dal diventare una persona terribile. Fin da piccola, io avevo i libri. M avete notato che la letteratura per ragazzi è scarsa? (Non pensate nemmeno ad Harry Potter per favore! Anche i pre-teenagers adesso sono un enorme buisness. Che tristezza&#8230;). Facevo una fatica tremenda a trovare qualcosa di decente, ma mi sono rimaste alcune perle, che leggendole anche adesso non hanno perso il loro sapore (Esempio: “Ronja” della Lindgren, l&#8217;autrice di Pippi Calzelunghe).<br />
E poi a seconda del periodo della vita in cui lo si legge, un libro cambia completamente. Ne ho riletti a distanza, cose che avevo magari abbandonato, ed erano divenuti altro. Bello! Mi è successo per esempio con “Notturno indiano” di Tabucchi, o “La coscienza di Zeno” di Svevo.<br />
E&#8217; chiaro che non per tutti i libri funziona così. Ad alcuni non si può nemmeno dare questa definizione. Io dico “carta da riciclo”, ma non vale la pena di parlarne. E di letteratura che sto parlando, di quello che esce dalla necessità di dire qualcosa.<br />
Mi viene per esempio in mente “Narciso e Boccadoro” (Hesse) con quelle splendide frasi, che rileggi due volte da quanto sono belle, e io che mi sono persa per Narciso&#8230; Oppure “La nausea” (Sartre) e lo sgomento e il timore di vedere delle somiglianze con me. “Le opinioni di un clown” (Boll) e tutta l&#8217;ironia che c&#8217;è dentro. “Paesi tuoi” (Pavese) che trasuda sole e sangue. Ma Pavese è un altro discorso, penso che scriverò qualcosa solo su di lui. Potrei continuare ancora per un po&#8217;, ma non è il caso, però ragazzi, meno male che si può leggere&#8230;</p>
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		<title>Tonio Kroeger</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 20:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria e Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere Tonio Kroeger è un esame: c&#8217;è chi si identifica e soffre con il protagonista e chi no. Ai primi va la nostra simpatia e comprensione.
&#8220;&#8230;e, se si smarrì, accadde perché una giusta via per certuni non esiste affatto.&#8221;
Tonio Kroger, T. Mann
Sicuramente va letto
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere Tonio Kroeger è un esame: c&#8217;è chi si identifica e soffre con il protagonista e chi no. Ai primi va la nostra simpatia e comprensione.</p>
<p><cite>&#8220;&#8230;e, se si smarrì, accadde perché una giusta via per certuni non esiste affatto.&#8221;</cite></p>
<p align="right"><cite>Tonio Kroger, T. Mann</cite></p>
<p>Sicuramente va letto</p>
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