Archive for the ‘Racconti’ Category

Un inverno

Sunday, December 9th, 2007

Un giorno se ne andò anche da lì.
Ad un certo punto scappava, non gli riusciva più di star fermo, di fare ogni giorno la stessa strada. Erano quei tempi in cui si iniziava a camminare e si andava. Si lasciava un posto per un altro, qualcosa si sarebbe trovato. Prendeva del tempo ma era anche così semplice…
Ogni tanto si domandava: perché non sono un pittore? o un fabbro? un musicista? Qualcosa di definito. No, non era così. Più volte si era detto ironico che doveva essere un camminatore, era l’unica cosa che gli veniva da fare, di cui avesse voglia per più di qualche stagione. Ma questo pensiero gli lasciava spesso un sorriso amaro.
Così conosceva moltissime persone, ma con nessuna poteva legarsi davvero. Avevano sparso lacrime alle sue partenze, a volte anche lui, promesse di un ritorno, sincere. Dopo qualche giorno facevano sorridere per l’ingenuità. (more…)

Una scoperta rubata

Monday, September 10th, 2007

Fuori era buio. La macchina scorreva veloce la strada. Dentro era buio. Nulla solcava l’anima. Paul rifletteva. In quel modo che gli accadeva quando qualcosa lo stordiva. Gli occhi fissi sulla strada, i movimenti veloci e precisi che, anche se meccanici, godevano di una certa scioltezza. Lui era altrove. Solo una lieve striatura di nervosismo nella guida rimaneva a testimoniare la sua presenza fisica nell’abitacolo. Le luci abbagliavano il parabrezza come il suo volto, rimanendo indenni, estranee a questo strano essere ed a suoi problemi. Tornava a casa. Aveva litigato con quella che pensava sarebbe stata la madre dei suoi figli. Di averla per moglie non gli interessava molto. Nella sua giovinezza scontava la colpa di una sensibilità ed un intelligenza fuori dal comune. La strada si faceva più tortuosa e stretta, solitaria nella parte vecchia del paese che stava attraversando. Da un tratto mentre percorreva una curva e le ruote fischiavano lievemente su di un ramo tagliato contro la luna vide un gufo. E capì. In un istante era riuscito ad afferrare l’assoluto, il suo assoluto. Aveva capito il comportamento di lei, le sue motivazioni. Avevano giocato uno strano rito, ognuno legato da regole non scritte, impauriti da loro stessi. Non esisteva nessun problema, il mondo avrebbe continuato a risplendere della sua luce. Era felice, sorrise mentre tornava a guardare la strada. L’ultima cosa che vide fu l’altra auto che cercava di evitarlo cambiando corsia.

Finestra

Thursday, June 7th, 2007

Da quando quella sera aveva guardato nella sua finestra, era tornato molte e molte altre volte.
Ogni volta che si trovava a passare per quel paese, ci si perdeva dietro e si fermava un paio di giorni.
Di giorno sperava di incrociarla per le strade polverose, e di sera si spingeva fino a casa sua, ma solo se era già abbastanza buio, e in piedi di fianco alla finestra, cercava di guardare dentro alla stanza, senza farsi vedere, per non spaventarla.
D’estate la finestra era aperta e poteva sentire anche i rumori spegnersi poi nel chiarore persistente, e il bosco mormorava nero. Oppure nella pioggia fine che fermava la polvere. D’inverno si scaldava le mani alitandoci dentro e la stanza era viva per il fuoco del camino. Allora il bosco era nudo e le stellate limpide.
Una volta si era affacciata e aveva visto la sua mano sul davanzale, l’aveva sentita respirare. E in estate c’era sempre un vaso con i fiori.
Lui andava e veniva e lei non lo aveva mai visto.
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