Il post del Dario sulla malinconia mi ha fatto venire in mente un’altra condizione che vi è legata e che subisce lo stesso trattamento diffidente, cioè la solitudine. Credo sia un argomento delicato, quindi specifico subito che non mi riferisco certo ad una condizione indipendente dalla volontà di una persona, protratta nel tempo e che non porta altro se non vuoto.
Ho l’impressione che la gente la neghi, la tema, essere persone solitarie è visto come una stranezza e un difetto. Ho notato questo perché io stessa ho spesso bisogno di trascorrere del tempo da sola, fin da piccola, per pensare senza distrazioni, per fissarmi alcune cose nei pensieri, per analizzarli o per lasciarli andare a ruota libera. E’ incredibile quante cose saltino fuori ogni volta! Lo stare lontano per qualche ora dagli altri esseri umani è un rifugio, forse una debolezza, forse una forza, non lo so, ma so che se mi viene negato per un po’ di tempo inizio a soffrirne. (more…)
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Solitudine
Sunday, April 27th, 2008Ridiamo valore alla malinconia
Tuesday, April 8th, 2008Ci ho messo un sacco di tempo a partorire questo post: l’errore era il voler spiegare il valore della malinconia. E’ una cosa che non si può spiegare, ma che bisogna sentire, provare (”E’ difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già” quiz: da dove viene questa frase?). Bisogna vivere e soffrire per capire il dolore, non lo si può spiegare. Il dolore non è la malinconia, anche se molti sembrano pensarlo, ma ha in comune con essa l’incomunicabilità. Io dico dolore, o gioia, e voi capite a cosa mi riferisco perché avete sentito dolore e gioia, avete sentito qualcosa che avete etichettato come dolore e gioia. Ma benché tutti provano dolore quando picchiano il gomito contro uno spigolo e gioia quando mangiano le caramelle (alta opinione dell’uomo medio) ho paura che non tutti provino malinconia (l’etichetta “malinconia” è stata sostituita da “dolore generico”,”disagio”,”malessere”). Percepite il male di vivere? Quella sentazione che strazia, opprime il cuore ma nella quale è così piacevole languire? Dio, come faccio a spiegarlo? Il Faust, Narciso e Boccadoro, La nausea, Il posto delle fragole, percepite quella sensazione che li permea? Se si probabilmente siamo persone affini, e se capite il senso di questa frase già avete compreso quello che voglio dire. Sembra che la maggior parte della gente non provi malinconia. Peggio, sembra che sia generalmente considerata una cosa negativa. Una sensazione che è quasi dolore, che è dolore dell’animo, della vita, non sembra essere compatibile con il nostro modo di vivere. Tutti devono essere attivi, veloci, non ci si può soffermare su cose stupide come questa. Solo una contentezza ed una scontentezza superficiali sono consentite. Non sei felice? Compra il nuovo cellulare, fatti l’abbonamento sky, trovati un nuovo ragazzo, prendi la pillolina antidepressiva. Il valore, lo “spessore”, di un animo è dato dalla profondità delle emozioni che prova, che sente. Ho la sensazione che si tenda a promuovere alcune sensazioni ad emozioni, tralasciando le vere emozioni, quelle profonde, importanti. Tutto questo non fa bene alle persone, che perdono di spessore. E’ solo una mia impressione o anche voi avete notato qualcosa del genere? Ridiamo il giusto valore alle emozioni, parliamone, coltiviamole. Ridiamo il giusto valore alla malinconia, altrimenti saremo tutti così:
Arriva sul treno e si siede. Un profumo (dopobarba?) di gusto discutibile invade la carrozza. Occhialoni, scarpe color oro, capelli cortissimi tranne che sulla cima della testa, dove raggiungono l’incredibile lunghezza di due centrimetri tanto da dover essere fissati, a forma di uncino, con 1250g di gel. Tolti gli occhialoni cellulare, si scrive? Si legge? Si gioca? Si cerca solo di darsi un tono senza in realtà fare un pippa? Gli studi condotti a questo proposito non hanno ancora fornito risultati certi.
“Troppo forte! Rifallo che ti filmo”
Thursday, April 3rd, 2008Io non so come sono i vostri amici, cosa fanno, o cosa fate voi, ma c’è un’osservazione che ho fatto coi miei, sui miei. Io sono sempre in parte alle varie mode o tendenze e per me il cellullare è un oggetto con cui chiamare altri, o scrivere SMS. Negli ultimi anni è stato invece indissulubilmente associato ad altre due operazioni: fotografare e filmare. Più di una volta è capitato che una mia particolare espressione o gesto suscitasse una certa ilarità, passabile rappresentazione della macchietta che è in ognuno di noi. Più di una volta mi è stato chiesto di ripetere artificiosamente la cosa per poterla filmare, per poi mostrarla all’amico che ci raggiungeva l’ora dopo. Non so voi, ma personalmente percepisco qualcosa di errato in tutto ciò. Come dice la Daria nel post su “Narciso e Boccadoro” creare e vivere sono tesi ed antitesi, e probabilmente è la mancanza della sintesi a rendere la vita così com’è. Avete mai usato la macchina fotografica (o dovrei scrivere il cellulare?) per fare qualche foto che non fosse di gruppo, con gli amici o la famiglia, ma per creare qualcosa di bello a se, che trasmettesse un’emozione? Se avete un minimo di sensibilità non vi sarete potuti non accorgere dell’enorme differenza che esiste tra il vivere, vedere le cose e cercare di dargli una struttura ed un senso per catturarle. Ovviamente quando filmate i vostri amici il distacco artistico e critico che vi distanzia dalla scena è minore, ma questo non vuol dire che non esista. Voi accettate di non partecipare ad un momento per poterlo catturare, l’amico che arriva l’ora dopo accetta di non partecipare ad un altro momento di vita per vedere il vostro filmato, e io mi sento triste. E poi com’è falso! Mio Dio!
L’istruzione degli italiani…
Saturday, March 15th, 2008Ho letto su un quotidiano una notizia che mi ha fatto rabbrividire. L’università della Bicocca di Milano si è vista costretta ad organizzare dei corsi di recupero per gli studenti iscritti alla facoltà di Lettere perchè non sono in grado di compiere una prova di comprensione del testo. (!!?!!). La stessa cosa per la facoltà di Economia: si organizzano corsi di recupero per la matematica di base. E’ terribile ed umiliante! Per prima cosa, se uno ha intenzione di iscriversi a Lettere spero bene che abbia letto qualche libro prima, e che si renda conto se è in grado o no di leggere e capire. Alla fine delle elementari bisognerebbe essere in grado di comprendere un testo, e mi pare una cosa fondamentale, mica solo per Lettere! Secondo, perchè queste persone sono arrivate alla fine del liceo? Perchè sono state promosse se non sono in grado di fare le cose basilari? Perchè gli è data la possibilità di iscriversi all’Università e questa al posto di selezionare organizza corsi di recupero, con risorse che magari si potrebbero usare in modo più utile per chi se lo merita? Sono situazioni demoralizzanti. Poi si assiste al declino della qualità dell’istruzione, tutti iniziano a prendere la laurea e questa perde di valore e tutte le conseguenze che questo si porta dietro. Perchè, viene da chiedermi, perchè si ha paura di selezionare gli studenti, perchè c’è la tendenza ad abbassare i requisiti per far passare più persone ai livelli superiori? In questo modo ci si perde e basta, è palese, e allora qual’è il motivo che scatena questo meccanismo? Secondo me è pericoloso e penso che fra pochi anni ce ne renderemo conto in pieno.
Una questione di cultura
Thursday, March 6th, 2008Anche oggi i telegiornali a piangere dietro ad altri lavoratori morti. E’ una cosa gravissima, sempre accaduta, ed alla quale non si è quasi mai interessato un telegiornale. Ma ora, per i prossimi giorni, ad ogni apertura ci sveleranno questa quotidiana tragedia. Già il fatto che un telegiornale segua le “tendenze” relative all’informazione (Cogne,Garlasco,Erba,..) è deplorevole. Peggio è che anche la politica si muova su queste “spinte emotive”. La sicurezza sul lavoro, la sicurezza stradale, la prevenzione di gravidanze indesiderate, la lotta contro le droghe, tutte queste cose fanno parte della cultura. Non si ottengono con leggi, divieti, sanzioni. Sono cose che vanno insegnate, fatte capire e percepire alle persone. Ma ci vuole tempo ed impegno. Più comodo è andare avanti rappezzando sempre le solite quattro gomme bucate. Per ottenere risultati migliori è necessaria una società migliore, e non la si trova dal panettiere: bisogna farla.
La vita domestica
Saturday, March 1st, 2008Normalmente vengono chiamati animali domestici. Avete presente? Quei cani, gatti, cavie, conigli, furetti, iguana, pappagalli e pappagallini che sono in ogni casa. Bene, pensiamo un attimo a questi animali domestici. Pensiamo a quando erano solo animali. Vivevano liberi e morivano di malattie e fame, avevano una vita breve. Poi sono diventati domestici. Hanno cominciato a dormire in casa, a mangiare tutti i giorni e sono diventati più belli, più longevi. Ora però sono grassi, stressati, muoiono di tumore. Essere troppo domestici forse non uccide più dell’essere animali, ma di sicuro fa vivere meno.
Aborto, perché no?
Friday, February 22nd, 2008Parliamo dell’aborto? E va bene, parliamone. Normalmente in questo sito evitiamo di scrivere qualsiasi cosa riguardo a questo tipo di discussioni. Ed il motivo è semplice: i partecipanti. Se si parla di filosofia, se si parla di scienza, gli interlocutori sono in genere persone preparate, intelligenti, calme e tolleranti. Quando si parla di politica, di morale, è come parlare di calcio, qualsiasi cane ha la sua opinione e solitamente i cani non sono famosi per essere intelligenti, tolleranti o preparati. Tu puoi dire la cosa più intelligente del mondo, nella maniera migliore, ma ci sarà sempre una buona percentuale che ti darà contro per partito preso, senza motivo, solo perché quello che dicono loro è cosa buona e giusta. Ma adesso basta, l’idea stessa dell’esistenza della propaganga anti abortista mi fa rabbia. (more…)
Al centro della scacchiera
Sunday, February 17th, 2008Ci si sente persi: vedi gli altri muoversi e ti senti un pezzo inutile. Quando nasci sei come al centro di una scacciera. Puoi fare solo 100 passi. In ogni direzione c’è qualcosa: musica, pittura, fisica. Raggiungere il bordo significa possedere la conoscenza assoluta. Se vuoi arrivare a livelli elevati di una qualsiasi cosa ti devi dedicare solo a quella, devi fare un passo dopo l’altro stando attendo a non deviare.
Stando qui, nei pressi del centro, ho potuto vedere parecchi partire. Ci sono quelli che sanno cosa vogliono, che si muovono velocemente verso la loro meta. Altri, la maggior parte in verità, si muovono a caso. Li vedi zizzagare tra una casella e l’altra, sempre guardando dritti di fronte a se. Di solito la vecchiaia li fà avviare per una direzione stabile, scelta da altri o dal caso. E io non so che fare. Tutto mi attira, ma niente tanto da escludere il resto. E così mi muovo lungo una spirale, cercando di essere un po’ di tutto e non diventando niente. Qui, vicino al centro, non è facile vivere, ma le persone più interessanti le ho trovate da queste parti.
L’amicizia consumista
Saturday, February 16th, 2008E’ sera, ti trovi con gli amici, dove andare? Nessuno si è ancora affrancato da casa e così si cede al ricatto del bar. Quando ti siedi quello che paghi non è un bicchiere di qualcosa, ma un paio d’ore di libertà, l’affitto di un sedile scomodo e di una miuscola porzione di tavolo. Comunque ci sei, ti sei comprato un attimo di indipendenza. Ti rendi subito conto però che qualcosa non va, ti ritrovi a cercare di interpretare il labbiale dell’amico che ti sta di fronte. La musica. E’ la musica. La musica del locale è talmente alta che non riesci quasi a sentire i tuoi pensieri. Allora ti guardi intorno, e quello che vedi sono gorilla dalle evidenti deficenze mentali, gente che è uscita perché è da sfigati rimanere a casa, ragazze di poco valore, dai modi volgari, ragazze che credono di valere di più e se la tirano, fighetti che fai fatica a distinguere dalle ragazze. Mestizia, pena ecco quello che ti suscita tutto ciò. A tutti va bene così, a nessuno interessa parlare con gli altri e la musica va benissimo. Come quando nell’ascensore ci si mette a smanettare col cellulare per darsi l’aria di fare qualcosa. Ma c’è una differenza fondamentale, l’ascensore avvicina per poco persone casuali, a prescindere dalla loro volontà. Qui la gente si trova apposta, con quelli che dovrebbero essere i suoi amici. E il rumore, la musica, permette di evitare di confrontarsi, di parlare. Non è necessario dimostrare di valere qualcosa, non bisogna sforzarsi nel costruire un rapporto. La compagnia, si viene per cercare la compagnia. Ognuno è sostituibile, nessuno è indispensabile perchè tra tutti non c’è che il possedere vestiti della stessa firma, l’apprezzare la stessa musica, l’avere qualche conoscenza in comune. Questa è l’amicizia del consumismo, l’amicia consumista.
Qualità della vita
Saturday, January 26th, 2008Tutti sappiamo che la qualità della vita è sempre andata migliorando, te lo insegnano perfino a scuola! Prima non si mangiava e adesso si mangia, prima si era sporchi e adesso siamo puliti eccetera eccetera. Ottimo, no? Ma non è che abbiamo iniziato a scendere l’altra china?
Quando si potrebbe stare più o meno tutti discretamente, almeno qua da noi, se ne escono comportamenti sconcertanti. Migliora la qualità stare ore in coda nel traffico? Sarà salutare ingoiare ogni cosa che ci mettono davanti? Davvero mi fa bene fare tante cose (anche divertenti) e poi arrivare sempre di corsa perché non faccio in tempo a finirle tutte? E’ salubre prendere medicine per non farmi venire il raffreddore così posso andare lo stesso alla lezione di tennis?
Sono solo le prime cose che mi sono venute in mente.
Sono convinta che potremmo risparmiarci un po’ di queste cose così di qualità, ma temo che per qualche misterioso motivo non sarà mai così.
La lentezza naturale delle cose, la pazienza di aspettare il tempo giusto, la calma, le vedo relegate nel passato. Ma forse è solo un’altra cosa che mi piace pensare. Entrambe mi rattristano un po’.
Ma abbiamo talmente tante cose da fare che non c’è il tempo di pensarci…