Amleto è Alessandro Preziosi

Martedì 23 aprile 2009 io e la Daria siamo andati a vedere al teatro Nuovo di Milano Amleto. Un Amleto interpretato Alessandro Preziosi e diretto da Armando Pugliesi. Io che vivo nel mio isolato e fantastico mondo non sapevo nemmeno chi fosse costui. Me ne ha informato la Daria quando già stavamo aspettando il metro per il ritorno. “Ma si, non hai visto tutte quelle ragazzine che gridavano ‘Vai Ale!’. Ce n’era anche la fila davanti alla nostra”. No, ovviamente non le avevo viste. Ma questo dettaglio può forse spiegare lo spettacolo. Tutti i personaggi del dramma erano infatti schiacciati da un enorme Amleto, concentrato solo su di sè e sordo e muto dal resto. Un Amleto vestito di bianco che si muove in una scenografia minimalista immersa in un buio lacerato da poche luci. Un Amleto accompagnato alle musiche dei Massive Attack ma che usa parole altisonanti. Una reinterpretazione che lascia piuttosto freddi, che non da segno di uniformità e concretezza. La traduzione di Eugenio Montale, le musiche dei Massive Attack ed il taglio moderno sembrano immiscibili, o comunque male amalgamati. L’adattamento non pare dei più felici, con scene martoriate e dialoghi forse troppo lunghi per uno spettacolo di sole due ore, e nemmeno dei più fedeli. Ofelia sembra non suscitare in Amleto nessun affetto e se si annega sembra farlo solo per un’idea astratta di un amore perduto più che per bruciante passione. Tutti gli attori sembrano solamente ricoprire il loro ruolo senza eccellere. Ci sono piaciuti Polonio e Gertrude. In sostanza uno spettacolo che non ci ha convinti e tanto meno coinvolti. Preziosi ha slanci di isteria esagerati che fanno apparire la pazzia di Amleto autentica. E d’altra parte come giustificare una tragedia se non c’è il contorno, se non c’è l’ambiente che porta il protagonista verso la sua fine? Amleto inciampa nella sua sorte mentre continua a pensare solamente a se stesso. Noi certo non ce lo ricordavamo così. Tutto sembra abbastanza scollegato e privo di vitalità, ma può essere spiegato con l’osservazione della Daria, infatti:

  • Alessandro Preziosi è Amleto
  • Amleto copre tutta la scena, gli altri personaggi sono comparse
  • Un taglio moderno così non è “la solita pizza”
  • Traduzione di Eugenio Montale per dargli un tocco di serietà
  • 140min scarsi di spettacolo così è come andare al cinema

Al termine ovviamente in ogni caso applausi a perdere. Da sottolineare che questa è comunque l’opinione di un profano del teatro. Ma tutti gli articoli che ho trovato in rete erano solamente un collage delle stesse frasi:

“Attraverso Amleto vogliamo parlare del contemporaneo per riportare il teatro classico e l’arte al loro ruolo fondamentale: ovvero essere lo specchio del mondo in cui viviamo” (Alessandro Preziosi)

“C’è un gap culturale e intellettuale all’origine della confusione e dei dubbi che assillano Amleto fino a farlo sprofondare in una solitudine che lo allontana dagli amici e gli impedisce di capire chi possa aiutarlo” (Alessandro Preziosi)

bla bla bla…

unica eccezione www.teatro.org che contiene i commenti di alcuni spettatori. E benché sia un profano non sono certo uno stupido e mai avrei sognato di scrivere, altra frase che si trova copia-incolla in giro:

“La tragedia classica riscopre la sua forza e la sua attualità, nella non banale coincidenza con la ricorrenza del quarantennale del’68, sottolineando il tema dell’atavico conflitto tra “padri” usurpatori e figli: i primi che non accettano il cambiamento e impongono ai giovani una società ormai superata, e le nuove generazioni, che tentano di non farsi sopraffare da aspettative esagerate e ambizioni irraggiungibili.”

Questi si riferiscono alla prima dell’anno scorso ma la compagnia è la stessa, lo spettacolo è lo stesso, e quindi, questi, cos’hanno visto? Mistero…

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