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	<title>Rerum Vulgaria</title>
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	<description>Una raccolta di pensieri, idee ed esperienze</description>
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		<title>La gente&#8230; pensa la gente?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 17:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[La gente, la gente è una roba interessante. Cosa ha nella testa la gente? Io non faccio tolto caso ai cartelli o a roba del genere, ma è già la seconda volta che in un parcheggio vedo dei posti riservati alle donne. E le donne cosa pensano? Che comodità? Che bello essere donne, evviva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gente, la gente è una roba interessante. Cosa ha nella testa la gente? Io non faccio tolto caso ai cartelli o a roba del genere, ma è già la seconda volta che in un parcheggio vedo dei posti riservati alle donne. E le donne cosa pensano? Che comodità? Che bello essere donne, evviva il femminismo? Sono contente di essere trattate come una classe disagiata, con dei problemi, come i portatori di handicap? O semplicemente non se accorgono? E la brava gente convinta che i libri siano meglio della televisione. Non si accorgono che sono semplicemente due mezzi? Che confrontano la televisione che vedono tutti i giorni con i libri di un certo calibro, quelli che hanno studiato a scuola? Ed il lavoro per tutti. Sciopero perché le fabbriche chiudono! Incentivi per il mercato dell&#8217;auto! E la i lavoratori cosa pensano? Non si accorgono che quello dell&#8217;auto è un mercato che ha raggiunto saturazione? E che è impensabile che continuino ad avere quote di crescita? Se il mercato è stato drogato da tutti gli incentivi degli ultimi anni e ormai tutti hanno due macchine nuove in casa, le devono buttare per comprarne tre? Perché non diamo incentivi alle aziende che producono candele, di quelle che si usavano prima della corrente?  E quelli: &#8220;E&#8217; un bravo raggazzo&#8221; riferiti ad uno che ha accoltellato un altro. Cosa pensavo di quelli cattivi? E la corsia preferenziale car-pooling sull&#8217;autostrada? Cosa ne pensa la gente? Che bella trovata, finalmente? E non notano che bisogna essere 4 in macchina (4 persone che si mettono d&#8217;accordo di andare con una sola auto!), che è solo dalle 06.00 alle 09.30 e che hanno solo uno sconto e non passano nemmeno gratis? E quelli che scrivono post come questi, non si rendono conto che alla gente non gliene frega un cazzo di queste cose?</p>
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		<title>Non c&#8217;è altro che il merlo che canta</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 07:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Una smania di uscire
e stare sull&#8217;erba,
sentire l&#8217;odore umido salire con la notte
toccando la tiepida corteccia &#8211; manca un&#8217;altra pelle -
con il merlo più sopra che canta.
Sparire dentro al buio, con i rami
e tornare nell&#8217;aurora
con il sangue fresco e riposato di linfa,
che non ricordi l&#8217;anelito, la sete,
il vuoto languore pulsante,
con il merlo più sopra che canta.
E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una smania di uscire<br />
e stare sull&#8217;erba,<br />
sentire l&#8217;odore umido salire con la notte<br />
toccando la tiepida corteccia &#8211; manca un&#8217;altra pelle -<br />
con il merlo più sopra che canta.<br />
Sparire dentro al buio, con i rami<br />
e tornare nell&#8217;aurora<br />
con il sangue fresco e riposato di linfa,<br />
che non ricordi l&#8217;anelito, la sete,<br />
il vuoto languore pulsante,<br />
con il merlo più sopra che canta.<br />
E&#8217; il crepuscolo che tormenta<br />
e a maggio bacia l&#8217;eterno,<br />
e il merlo che canta fa crescere spine.<br />
Non è giorno, non è sera<br />
è un chiaro che inganna e smarrisce,<br />
uno scrutare l&#8217;aria tra le fronde<br />
tesi a una voce conosciuta,<br />
a un passo leggero come la nebbia.<br />
Ma non c&#8217;è altro che il merlo che canta.</p>
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		<title>L&#8217;amante di Pinter</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 19:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria e Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un salto a Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Due soli attori ed una piccola sala in un&#8217;atmosfera da oratorio sono sufficienti a dare vita ad un vero spettacolo. Ogni tanto è importante e piacevole riscoprire che cultura e bellezza non hanno nulla a che vedere con grandi teatri o personaggi famosi. E così mercoledì sera al teatro Litta di Milano, per il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due soli attori ed una piccola sala in un&#8217;atmosfera da oratorio sono sufficienti a dare vita ad un vero spettacolo. Ogni tanto è importante e piacevole riscoprire che cultura e bellezza non hanno nulla a che vedere con grandi teatri o personaggi famosi. E così mercoledì sera al teatro Litta di Milano, per il progetto Work in Progress, ci siamo potuti godere uno spettacolo veramente riuscito. Sul palco, Valentina Picello e Michele Schiano di Cola, non si sono certo risparmiati e complici una scenografia e un&#8217;accompagnamento veramente azzeccati sono riusciti a tenerci attaccati alla poltrona per 110 minuti sparati. L&#8217;interpretazione è stata intensa e coinvolgente, bastavano loro due. E alla fine anche le lacrime emozionate dell&#8217;attrice non hanno fatto altro che sottolineare l&#8217;aria carica e densa che si era venuta a creare tra tutti gli spettatori, quella tensione che implica il metterci tutto, sciolta solo dall&#8217;applauso finale.</p>
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		<title>Amleto è Alessandro Preziosi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 18:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un salto a Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 23 aprile 2009 io e la Daria siamo andati a vedere al teatro Nuovo di Milano Amleto. Un Amleto interpretato Alessandro Preziosi e diretto da Armando Pugliesi. Io che vivo nel mio isolato e fantastico mondo non sapevo nemmeno chi fosse costui. Me ne ha informato la Daria quando già stavamo aspettando il metro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 23 aprile 2009 io e la Daria siamo andati a vedere al teatro Nuovo di Milano Amleto. Un Amleto interpretato Alessandro Preziosi e diretto da Armando Pugliesi. Io che vivo nel mio isolato e fantastico mondo non sapevo nemmeno chi fosse costui. Me ne ha informato la Daria quando già stavamo aspettando il metro per il ritorno. &#8220;Ma si, non hai visto tutte quelle ragazzine che gridavano &#8216;Vai Ale!&#8217;. Ce n&#8217;era anche la fila davanti alla nostra&#8221;. No, ovviamente non le avevo viste. Ma questo dettaglio può forse spiegare lo spettacolo. <span id="more-340"></span>Tutti i personaggi del dramma erano infatti schiacciati da un enorme Amleto, concentrato solo su di sè e sordo e muto dal resto. Un Amleto vestito di bianco che si muove in una scenografia minimalista immersa in un buio lacerato da poche luci. Un Amleto accompagnato alle musiche dei Massive Attack ma che usa parole altisonanti. Una reinterpretazione che lascia piuttosto freddi, che non da segno di uniformità e concretezza. La traduzione di Eugenio Montale, le musiche dei Massive Attack ed il taglio moderno sembrano immiscibili, o comunque male amalgamati. L&#8217;adattamento non pare dei più felici, con scene martoriate e dialoghi forse troppo lunghi per uno spettacolo di sole due ore, e nemmeno dei più fedeli. Ofelia sembra non suscitare in Amleto nessun affetto e se si annega sembra farlo solo per un&#8217;idea astratta di un amore perduto più che per bruciante passione. Tutti gli attori sembrano solamente ricoprire il loro ruolo senza eccellere. Ci sono piaciuti Polonio e Gertrude. In sostanza uno spettacolo che non ci ha convinti e tanto meno coinvolti. Preziosi ha slanci di isteria esagerati che fanno apparire la pazzia di Amleto autentica. E d&#8217;altra parte come giustificare una tragedia se non c&#8217;è il contorno, se non c&#8217;è l&#8217;ambiente che porta il protagonista verso la sua fine? Amleto inciampa nella sua sorte mentre continua a pensare solamente a se stesso. Noi certo non ce lo ricordavamo così. Tutto sembra abbastanza scollegato e privo di vitalità, ma può essere spiegato con l&#8217;osservazione della Daria, infatti:</p>
<ul>
<li>Alessandro Preziosi è Amleto</li>
<li>Amleto copre tutta la scena, gli altri personaggi sono comparse</li>
<li>Un taglio moderno così non è &#8220;la solita pizza&#8221;</li>
<li>Traduzione di Eugenio Montale per dargli un tocco di serietà</li>
<li>140min scarsi di spettacolo così è come andare al cinema</li>
</ul>
<p>Al termine ovviamente in ogni caso applausi a perdere. Da sottolineare che questa è comunque l&#8217;opinione di un profano del teatro. Ma tutti gli articoli che ho trovato in rete erano solamente un collage delle stesse frasi:<em></em></p>
<p><em>&#8220;Attraverso Amleto vogliamo parlare del contemporaneo per riportare il teatro classico e l&#8217;arte al loro ruolo fondamentale: ovvero essere lo specchio del mondo in cui viviamo&#8221; (Alessandro Preziosi)</em></p>
<p><em>&#8220;C&#8217;è un gap culturale e intellettuale all&#8217;origine della confusione e dei dubbi che assillano Amleto fino a farlo sprofondare in una solitudine che lo allontana dagli amici e gli impedisce di capire chi possa aiutarlo&#8221; (Alessandro Preziosi)</em></p>
<p><em>bla bla bla&#8230;</em></p>
<p>unica eccezione <a href="http://www.teatro.org">www.teatro.org</a> che contiene i commenti di alcuni spettatori. E benché sia un profano non sono certo uno stupido e mai avrei sognato di scrivere, altra frase che si trova copia-incolla in giro:</p>
<p><em>&#8220;La tragedia classica riscopre la sua forza e la sua attualità, nella non banale coincidenza con la ricorrenza del quarantennale del’68, sottolineando il tema dell’atavico conflitto tra “padri” usurpatori e figli: i primi che non accettano il cambiamento e impongono ai giovani una società ormai superata, e le nuove generazioni, che tentano di non farsi sopraffare da aspettative esagerate e ambizioni irraggiungibili.&#8221;</em></p>
<p>Questi si riferiscono alla prima dell&#8217;anno scorso ma la compagnia è la stessa, lo spettacolo è lo stesso, e quindi, questi, cos&#8217;hanno visto? Mistero&#8230;</p>
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		<title>In principio era Darwin</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofeggiando]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle foglioline di the rimaneste sul fondo nella tazzina o nelle pieghe di un&#8217;abito buttato su di una sedia. Ed esagerare, esasperare e cedere a questo nostro bisogno di sicurezza, di semplificazione del mondo non può che portare a conseguenze negative.<span id="more-336"></span>Prendiamo Dio ad esempio, sicuramente la più antica e la più grande creazione intellettuale dell&#8217;umanità. Come l&#8217;abbiamo distrutta ed abbattuta, portata al livello umano e rese ridicola togliendola dalla sfera del sentimento e della devozione per darne una visione razionale, sistematica. L&#8217;arte in generale, poiché Dio appartiene al mondo dell&#8217;arte, della suggestione e dell&#8217;elevazione dell&#8217;animo, va al di là della natura meramente razionale dei simboli con i quali si esprime. Ieri sera io e la Daria abbiamo partecipato ad un <a href="http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=283&amp;Code=Pikaia&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4343" target="_blank">happy hour scientifico</a> dove abbiamo avuto l&#8217;ennesima prova dei risultati nefasti che derivano da un uso irrazionale della ragione. Titolo &#8220;Da Tarzan a Jurassic Park, darwinismo tra letteratura e cinema&#8221;, curatori Elena Canadelli e Stefano Locati. Tralasciando la totale incapacità di comunicare dei due curatori stupisce l&#8217;accanimento, totalmente superfluo, nel trovare collegamenti tra la teoria darwiniana e l&#8217;arte. Perché è palese, come mostrato dalle stesse fotografie e filmati proiettati, che solo inizialmente l&#8217;idea scientifica è fonte di ispirazione. Letteratura, cinema e scultura poi sublimano ed elaborano un impressione, un&#8217;idea che non ha più nulla a che vedere con la scienza ma che è divenuta arte. E cercare di spiegarne le origini lascia un po&#8217; perplessi ed indifferenti come la scultura, mostrata nella conferenza e di cui non ricordo il nome, in cui si vede che gli uomini discendono dai vermi. I due autori della conferenza hanno scritto un libro intitolato &#8220;Evolution &#8211; Darwin al cinema&#8221; di cui riporto il commento del &#8220;Corriere della sera&#8221;:</p>
<p><em><strong>Senza Darwin non sarebbe nato King Kong</strong><br />
Senza le teorie evoluzioniste di Charles Darwin, non ci sarebbero stati né Tarzan né King Kong (foto), né «L&#8217; isola del dr. Moreau» né «2001: Odissea nello spazio». Il saggio «Evolution &#8211; Darwin al cinema» di Elena Canadelli e Stefano Locati (Le mani, pp. 264, Euro 16) ricostruisce la diffusione di un dottrina scientifica nel mondo della finzione. E lo fa con serietà e precisione, usando strumenti sia filosofici sia cinefili. Attraverso il confronto tra uomo e scimmia (come succede nell&#8217; emblematico «Bride of the Gorilla» di Curt Siodmak, in copertina) il cinema ha divulgato idee ancora oggi contrastate e disturbanti: come quella che l&#8217; uomo non sia il centro dell&#8217; universo. La bravura dei due autori sta anche nel trovare le tracce darwiniane dove sono più nascoste: come in «Alien», dove il mostro parassita e mutante ricorda come la natura non conosca morale quando è in gioco la sopravvivenza della specie. (Alberto Pezzotta)</em></p>
<p>Si può essere abbastanza persuasi che uno dei padri King Kong sia Darwin, ma che anche Alien sia un suo discendente è molto meno convincente. Ma soprattutto, è veramente interessante, utile, valutare il grado di parentela tra &#8220;Alien vs Predator&#8221; e l&#8217;&#8221;Origine della specie&#8221;? Se si va a ben vedere i motivi per cui ci si imbarca in un impresa così totalmente speculativa, non troppo soprendentemente, li si trova molto vicini a quelli dei bambini che guardano le nuvole: la soddisfazione di trovare collegamenti nascosti, la celebrazione e consacrazione della propria capacità di trovare significati e simboli che, probabilmente, non esistono affatto.</p>
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		<title>Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore – Luis Sepulveda</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 19:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ripensando a questo libro la prima sensazione che mi torna è di una piacevole malinconia. C&#8217;è sempre un momento perfetto per leggere i libri, e credo che con questo io abbia avuto la fortuna di centrarlo. A tratti ha toni quasi da favola, altre volte è crudele, senza però mai perdere la poesia e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripensando a questo libro la prima sensazione che mi torna è di una piacevole malinconia. C&#8217;è sempre un momento perfetto per leggere i libri, e credo che con questo io abbia avuto la fortuna di centrarlo. A tratti ha toni quasi da favola, altre volte è crudele, senza però mai perdere la poesia e la grazia e la forza evocativa delle parole semplici. L&#8217;ho letto a 14 anni e la foresta e la vita che vi si conduceva spiegata dal di dentro come fa l&#8217;autore hanno avuto una forte presa su di me. Mi faceva venire rabbia il fatto che per colpa dell&#8217;ignoranza dei gringos quel vecchio si trovasse costretto a cacciare la femmina di <em>tigrillo</em>. Che stupidi! pensavo, ma nello stesso tempo leggevo ammirata della rassegnazione del protagonista, vederlo fare una cosa perché andava fatta e non si poteva fare altrimenti.<br />
Per me rientra nei libri che vanno assolutamente letti, magari quando si è ancora giovani.<span id="more-334"></span>“Antonio José Bolìvar Proano non pensò mai alla parola libertà, ma la godeva a sua piacimento nella foresta. Per quanto cercasse di far rivivere il suo progetto di odio, continuava a sentirsi bene in quel mondo, finchè pian piano dimenticò, sedotto da quei luoghi senza confini né padroni.<br />
Mangiava quando aveva fame. Sceglieva i frutti più saporiti, rifiutava di prendere certi pesci perché gli sembravano lenti, seguiva le tracce di un animale selvatico e quando l&#8217;aveva a tiro di cerbottana il suo appetito cambiava idea.<br />
Al calar della notte, se desiderava stare solo si sdraiava sotto una canoa, se invece aveva bisogno di compagnia cercava gli shuar.”</p>
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		<title>Polveri sottili, scorie nucleari, sostanze cancerogene&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 20:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Polveri sottili, scorie nucleari, sostanze cancerogene, contaminazione delle acque: ce n&#8217;è per chi ne vuole. Prendete quattro amici, fate un&#8217;associazione, consultate esperti, scrivete articoli ed opuscoli e cercate di informare la gente. Sono contento per voi, vi farà sentire meglio con voi stessi, è un po&#8217; come fare volontariato. Ma il volontariato ha effetti pratici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Polveri sottili, scorie nucleari, sostanze cancerogene, contaminazione delle acque: ce n&#8217;è per chi ne vuole. Prendete quattro amici, fate un&#8217;associazione, consultate esperti, scrivete articoli ed opuscoli e cercate di informare la gente. Sono contento per voi, vi farà sentire meglio con voi stessi, è un po&#8217; come fare volontariato. Ma il volontariato ha effetti pratici, misurabili, desiderabili che queste cose non hanno. Piove sempre sul bagnato ed è il motivo per cui state ora state leggendo questo post. Con un titolo del genere può avere attirato solo persone già sensibili alle tematiche ambientali e di salute pubblica. In realtà non possiamo sapere se sia meglio avere i termovalorizzatori o i mucchi di immondizia, non possiamo sapere se sono meglio le scorie nucleari o la dipendenza dal petrolio. Non lo possiamo sapere, come non potevamo sapere se era meglio il DTT o lasciare marcire tonnellate di grano. L&#8217;uomo non si è allontanato di un passo dalla giungla: ogni volta proviamo qualcosa di nuovo e vediamo cosa succede, se era qualcosa di catastrofico qualcuno comunque sopravviverà e l&#8217;avrà imparato. La vita è un grande esperimento di cui non si può dire nulla se non a posteriori. E&#8217; bello saperlo e mettersi fuori ogni tanto, a vedere tutti quelli che lavorano come formiche gli uni contro gli altri, insultandosi per portare avanti le loro convinzioni od i loro interessi. Ed è giusto che sia così, così è sempre stato e così sarà sempre, ma giusto per togliervi ogni preoccupazione considerate che la Terra c&#8217;è da molto prima di noi e ci sarà anche dopo. Non vi preoccupate per lei, le uniche cose negative le possiamo fare a noi stessi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per chi suona la campana &#8211; Hemingway</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 07:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nessun uomo è un&#8217;Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un&#8217;onda del Mare, l&#8217;Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d&#8217;uomo mi diminuisce, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Nessun uomo è un&#8217;Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un&#8217;onda del Mare, l&#8217;Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d&#8217;uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell&#8217;umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.”<br />
John Donne<span id="more-310"></span></p>
<p>E&#8217; l&#8217;epigrafe di questo incantevole romanzo di Hemingway. Se devo sceglierne uno fra tutti i suoi che ho letto, è questo. Guardando la copertina me lo immaginavo come una specie di “Il vecchio al ponte”, e non ero troppo convinta. E&#8217; bello qualche volta vedere che si sbaglia, è stato una sorpresa. Le pagine scivolano via accompagnate da un dolore. E&#8217; orribilmente bello leggere così. E&#8217; lungo -più di 500 pagine- e ad un tratto, dopo circa 150, ho realizzato che tutto il resto non sarebbe stato nient&#8217;altro che attesa, pagine pregne di attesa e di ansia. C&#8217;è un ponte da far saltare, ti dice l&#8217;autore all&#8217;inizio, e tutto il romanzo gira attorno a questo, sospeso, aspettando. Tutte quelle vite incontrate nelle righe concentrate e costrette a vivere e ad esprimersi in quei tre miseri, interminabili giorni, prima dell&#8217;esplosione. Non sapevo se farli correre quei giorni, o leggere poco alla volta, farli durare. Come se così avessi potuto elargire tempo ai protagonisti, per una sorta di potere dato al lettore.<br />
A volte penso che sia troppo facile scrivere romanzi ambientati durante una guerra: morte, amore, caso, ideali. E&#8217; tutto lì insieme e si brucia tutto in fretta. Ma Hemingway pare poter scrivere di tutto senza mai essere banale, anzi, attaccandoti alle pagine.<br />
Sarà forse che io ho un debole per i romanzi che parlano di guerre e partigiani, ma questo lo preferisco rispetto ad “Addio alle armi”. Mi è parso più vivo, più umano, sono riuscita a sentire meglio la sofferenza e l&#8217;eccitazione. E ad ogni pagina non si può fare a meno di chiedersi “perché?”, per tutto quello che è successo, per ogni cosa. I libri che ti fanno chiedere “perché” non sono male.</p>
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		<title>Le mele dal melo le idiozie dagli idioti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 20:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il treno è una mano santa. Se lo prendi ogni tanto. Ti irriti dei soliti problemi (pochi posti a sedere, ritardi, soppressioni) al posto di frustrartene perché ne becchi solo una minima parte e si apre una pausa nella tua giornata. Non puoi studiare perché non puoi aprire quaderni e prendere appunti e se non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il treno è una mano santa. Se lo prendi ogni tanto. Ti irriti dei soliti problemi (pochi posti a sedere, ritardi, soppressioni) al posto di frustrartene perché ne becchi solo una minima parte e si apre una pausa nella tua giornata. Non puoi studiare perché non puoi aprire quaderni e prendere appunti e se non ti va di programmare o leggere non ti rimane che scrivere. Così entrando in Garibaldi ho preso su il Metro e gli ho dato una scorsa. Io non sono metodico come la Daria che lo legge tutto. Io ho una specifica strategia per leggere il Metro, per leggerlo per trarne qualcosa, che se lo devo leggere per impegnare il tempo a lezione (sarà successo due volte) lo leggo tutto, anche le pubblicità. E&#8217; molto semplice:</p>
<ul>
<li>leggere i titoli grossi nella prima pagina</li>
<li>leggere i trafiletti piccoli, quelli relegati in alto o schiacciati tra gli altri articoli, delle altre pagine</li>
<li>leggere la pagina con le opinioni</li>
</ul>
<p>Vi ho riportato i passi da compiere in ordine di sfogliamento del giornale ma sono in ordine inverso di importanza. La pagina con le opinioni è infatti quasi sempre la più interessante. La gente è talmente idiota. Oggi due commenti mi hanno fatto ridere ed ho pensato di riportaveli:</p>
<p><em><strong>Una domanda per gli atei</strong><br />
Caro ateo, dici che Dio non c&#8217;è. Ok. Adesso mi spieghi come hai fatto a nascere?</em></p>
<p>Argomentazione scottante. Per millenni uomini illustri hanno provato a dimostrare l&#8217;esistenza o la non esistenza di Dio ed ecco che arriva questa geniale lettrice di Metro a porre fine alla questione. Io sarei anche propenso a insignirla con il Nobel per la pace, se non fosse che se guardo dentro di me, anzi fuori, dalle parti in cui le gambe si innestano al busto, mi sembra di scoprire una risposta ben più solida di &#8220;Dio esiste&#8221;.</p>
<p><em><strong>Sono deluso dal GF9</strong><br />
Sul Grande Fratello. Sono molto deluso dai personaggi che ci sono nella casa: quest&#8217;anno non lo seguirò.</em></p>
<p>Chi lo avrebbe mai sospettato? Tra gli assidui spettatori del Grande Fratello si nascondono anche intellettuali interessati alle interazioni psicologiche tra i personaggi. E il GF quest&#8217;anno non sapendolo ha toppato in pieno, per otto anni questo studioso della natura umana si era felicemente intrattenuto con il GF ed ora l&#8217;hanno allontanato inserendoci una tettona (che tra l&#8217;altro è un altro dei motivi per cui per me l&#8217;opinione di prima vacilla un poco).</p>
<p>Se leggendo il post mi siete divertiti, non tanto dei miei commenti ai commenti dei lettori di Metro, ma di come questi ultimi mettano in luce la profonda natura dei loro autori, sono contento. Soddisfatto lo sono in ogni caso perché tra dieci minuti ho il cambio e non ho buttato via la mia prima mezz&#8217;ora di viaggio.</p>
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		<title>La pillola della felicità!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 19:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria e Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi il “Metro” era tutto pieno di sproloqui sul fatto che anche durante la crisi si può essere felici – anzi!- che proprio grazie ad essa possiamo riscoprire la gioia delle cose semplici. Tipo: dei figli non te ne è mai fregato un cazzo, ma adesso che non ha senso sganciarli alla nonna per andare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il “Metro” era tutto pieno di sproloqui sul fatto che anche durante la crisi si può essere felici – anzi!- che proprio grazie ad essa possiamo riscoprire la gioia delle cose semplici. Tipo: dei figli non te ne è mai fregato un cazzo, ma adesso che non ha senso sganciarli alla nonna per andare alle Maldive sei costretto (e per essere felice, mi raccomando, fai finta ti faccia piacere) a passare tempo con loro. Un po&#8217; come la volpe con l&#8217;uva. Ma per chi non ce l&#8217;ha fatta a plagiarsi ecco l&#8217;ennesimo aiuto dall&#8217;industria farmaceutica.<span id="more-304"></span> Ecco un articolo che ci preannuncia l&#8217;arrivo di una pillola “per chi è in salute e non cerchi scampo dalla depressione, ma felicità aggiuntiva.”. Cioè, droga. Le sostanze stupefacenti non hanno forse questo effetto? Ma questa non è droga, è una medicina! L&#8217;ennesimo progresso della scienza teso a migliorarci la vita. “E&#8217; la variante farmacologica a chi si sottopone alla chirurgia estetica” dicono. Difatti è noto, o quantomeno sospetto, a chi non sia deficiente, che  la chirurgia estetica è cosa da guardare con diffidenza, quando non realmente necessaria. Cosa fa? Indebolisce lo spirito, fornendo una soluzione chiururgica di un problema psicologico, appiattendo l&#8217;autostima (quella verso se stessi non quella verso il proprio corpo) come gonfia i seni e rialza i glutei. Ma la chirurgia estetica ha un grosso freno per noi comuni mortali: il costo. Una pillolina, non invasiva, di costo non eccessivo, è il suo rimpiazzo ideale. Ma la felicità, come ogni sensazione umana, non è mai assoluta e chiama e richiede a gran voce tristezza e scontentezza. E per soffocare questi echi l&#8217;unica soluzione è prendere una pillolina in più del solito, esattamente come accade con le droghe, esattamente come accade con la chirurgia estetica. Non ci avevate mai fatto caso? Le persone si divido quasi completamente in due gruppi, quelle che non mai capitate sotto il bisturi del chirurgo estetico e quelle che si sono rifatte da capo a piedi. Ma anche se si potesse, anche se non ci fossero effetti collaterali, vorremmo veramente eliminare l&#8217;infelicità? E&#8217; l&#8217;infelicità che ci sprona a cambiare le cose che ci sono intorno, è la rabbia che ci porta a distruggere e ci permette di ricostruire. Sono i sentimenti e le sensazioni che portano a guerre, a cambiare il posto di lavoro, ad uccidere l&#8217;amante, ma sono le situazioni che permettono di evolvere, che hanno portato all&#8217;invenzione della penicilina, alla scoperta dell&#8217;atomo e alla medicina ed alla farmacologia. Ed adesso uno dei tanti figli della tristezza vorrebbe far fuori la madre per prendersi l&#8217;eredità, per cacciarci tutti in un mondo alla Huxley, dove non c&#8217;è tristezza perché non c&#8217;è gioia, o almeno a farci diventare tutti futuri consumatori di antidepressivi.</p>
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