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	<title>Rerum Vulgaria</title>
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	<description>Una raccolta di pensieri, idee ed esperienze</description>
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		<title>Una lucidatina ogni tanto</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 11:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sito è rimasto down per 4-5 giorni perché ci siamo trasferiti ad un altro hosting provider. Ci scusiamo per il disagio che non abbiamo causato a nessuno. Ne approfitteremo per rimettere magari un po&#8217; in ordine il sito e sistemare qualche cosina. Curioso come quando non ci sia nulla da fare o da dire  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sito è rimasto down per 4-5 giorni perché ci siamo trasferiti ad un altro hosting provider. Ci scusiamo per il disagio che non abbiamo causato a nessuno.</p>
<p>Ne approfitteremo per rimettere magari un po&#8217; in ordine il sito e sistemare qualche cosina. Curioso come quando non ci sia nulla da fare o da dire  ci si dedichi ai dettagli inutili. Sospetto che nelle case tutte linde ed in ordine viva gente morta. Per noi è solo pausa, spero, e diamo una soffiata veloce ad un po&#8217; di polvere che crea tossicchianti vortici luminosi, ma senza fermarci a raccoglierla. Adesso c&#8217;è altro da fare, ma prima o poi si rincomincia.</p>
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		<title>Ho visto la luce</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 11:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofeggiando]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi ho avuto un&#8217;illuminazione. Piccola, piccolissima, relativa solamente al post da scrivere nel blog, ma è pur sempre un piacere. L&#8217;illuminazione è come uno sgambetto, all&#8217;improssivo ti ritrovi a terra e non sai bene perché. Anche se cambi sempre punto di vista però non con tutte le illuminazioni ti fai male.  Come per ogni cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho avuto un&#8217;illuminazione. Piccola, piccolissima, relativa solamente al post da scrivere nel blog, ma è pur sempre un piacere. L&#8217;illuminazione è come uno sgambetto, all&#8217;improssivo ti ritrovi a terra e non sai bene perché. Anche se cambi sempre punto di vista però non con tutte le illuminazioni ti fai male.  Come per ogni cosa mistica è fondamentale essere in uno stato recettivo. Io alle 08.25 sfrecciavo in macchina cantando a squarciagola i Beatles, tutto carico per una un&#8217;inaspettata giornata di sole e tutta una serie di piccole cose mie. Quindi lo stato recettivo c&#8217;era. E poi serve un evento catalizzatore. Per me una donna con un vestito blu che si gira verso la macchina per aprire la porta. Un po&#8217; il movimento, un po&#8217; il vento, non so, ma il vestito fa una piega e scopre lentamente un po&#8217; di più le gambe, belle gambe. E Dio quelle gambe, quella linea sottile che disegnano tra loro, erano cariche di aspettative, erano la terra promessa, erano il mistero, la salvezza, tutto quello che ci si può aspettare dalla vita. Segue all&#8217;illuminazione, che è subitanea, l&#8217;elaborazione, che le da un senso ed una collocazione, un po&#8217; come con tutti i traumi. Il risultato per me è che ho realizzato di avere una voglia matta di scrivere di questo, e non quel piccolo saggio sulla razionalità per il quale mi sforzo inutilmente e senza piacere da un po&#8217; di tempo. Avevo voglia di scrivere di come il ricordo della sensazione dell&#8217;elastico delle mutandine, o del costume da bagno (Dio benedica l&#8217;acqua), sotto le dita, quel piccolo confine tra il visibile e l&#8217;inacessibile, l&#8217;ultima frontiera verso la conquista, o l&#8217;estremo limite della proprietà, mi sia più caro di tutta la matematica, la filosofia, l&#8217;arte.<br />
Alla fine non è che poi non ho scritto niente sulla razionalità, perché sono convinto che se rimango insieme, nonostante la sua forza esplosiva, sia proprio grazie a questa carica sensuale che ogni tanto mi fa sbattere le balle di tutto e dire &#8220;Mi piace la figa, ce l&#8217;ho grosso venite, a vedere!&#8221;. E poi non è detto che un giorno non lo scriva, quel saggio, anche se dubito che vedendo Russel o Nietzsche salire in macchina mi venga tutta questa voglia di scrivere. Soprattutto se fossero in gonna!</p>
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		<title>La gente&#8230; pensa la gente?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 17:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[La gente, la gente è una roba interessante. Cosa ha nella testa la gente? Io non faccio tolto caso ai cartelli o a roba del genere, ma è già la seconda volta che in un parcheggio vedo dei posti riservati alle donne. E le donne cosa pensano? Che comodità? Che bello essere donne, evviva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La gente, la gente è una roba interessante. Cosa ha nella testa la gente? Io non faccio tolto caso ai cartelli o a roba del genere, ma è già la seconda volta che in un parcheggio vedo dei posti riservati alle donne. E le donne cosa pensano? Che comodità? Che bello essere donne, evviva il femminismo? Sono contente di essere trattate come una classe disagiata, con dei problemi, come i portatori di handicap? O semplicemente non se accorgono? E la brava gente convinta che i libri siano meglio della televisione. Non si accorgono che sono semplicemente due mezzi? Che confrontano la televisione che vedono tutti i giorni con i libri di un certo calibro, quelli che hanno studiato a scuola? Ed il lavoro per tutti. Sciopero perché le fabbriche chiudono! Incentivi per il mercato dell&#8217;auto! E la i lavoratori cosa pensano? Non si accorgono che quello dell&#8217;auto è un mercato che ha raggiunto saturazione? E che è impensabile che continuino ad avere quote di crescita? Se il mercato è stato drogato da tutti gli incentivi degli ultimi anni e ormai tutti hanno due macchine nuove in casa, le devono buttare per comprarne tre? Perché non diamo incentivi alle aziende che producono candele, di quelle che si usavano prima della corrente?  E quelli: &#8220;E&#8217; un bravo raggazzo&#8221; riferiti ad uno che ha accoltellato un altro. Cosa pensavo di quelli cattivi? E la corsia preferenziale car-pooling sull&#8217;autostrada? Cosa ne pensa la gente? Che bella trovata, finalmente? E non notano che bisogna essere 4 in macchina (4 persone che si mettono d&#8217;accordo di andare con una sola auto!), che è solo dalle 06.00 alle 09.30 e che hanno solo uno sconto e non passano nemmeno gratis? E quelli che scrivono post come questi, non si rendono conto che alla gente non gliene frega un cazzo di queste cose?</p>
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		<title>Non c&#8217;è altro che il merlo che canta</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 07:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Una smania di uscire e stare sull&#8217;erba, sentire l&#8217;odore umido salire con la notte toccando la tiepida corteccia &#8211; manca un&#8217;altra pelle - con il merlo più sopra che canta. Sparire dentro al buio, con i rami e tornare nell&#8217;aurora con il sangue fresco e riposato di linfa, che non ricordi l&#8217;anelito, la sete, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una smania di uscire<br />
e stare sull&#8217;erba,<br />
sentire l&#8217;odore umido salire con la notte<br />
toccando la tiepida corteccia &#8211; manca un&#8217;altra pelle -<br />
con il merlo più sopra che canta.<br />
Sparire dentro al buio, con i rami<br />
e tornare nell&#8217;aurora<br />
con il sangue fresco e riposato di linfa,<br />
che non ricordi l&#8217;anelito, la sete,<br />
il vuoto languore pulsante,<br />
con il merlo più sopra che canta.<br />
E&#8217; il crepuscolo che tormenta<br />
e a maggio bacia l&#8217;eterno,<br />
e il merlo che canta fa crescere spine.<br />
Non è giorno, non è sera<br />
è un chiaro che inganna e smarrisce,<br />
uno scrutare l&#8217;aria tra le fronde<br />
tesi a una voce conosciuta,<br />
a un passo leggero come la nebbia.<br />
Ma non c&#8217;è altro che il merlo che canta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;amante di Pinter</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 19:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria e Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un salto a Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Due soli attori ed una piccola sala in un&#8217;atmosfera da oratorio sono sufficienti a dare vita ad un vero spettacolo. Ogni tanto è importante e piacevole riscoprire che cultura e bellezza non hanno nulla a che vedere con grandi teatri o personaggi famosi. E così mercoledì sera al teatro Litta di Milano, per il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due soli attori ed una piccola sala in un&#8217;atmosfera da oratorio sono sufficienti a dare vita ad un vero spettacolo. Ogni tanto è importante e piacevole riscoprire che cultura e bellezza non hanno nulla a che vedere con grandi teatri o personaggi famosi. E così mercoledì sera al teatro Litta di Milano, per il progetto Work in Progress, ci siamo potuti godere uno spettacolo veramente riuscito. Sul palco, Valentina Picello e Michele Schiano di Cola, non si sono certo risparmiati e complici una scenografia e un&#8217;accompagnamento veramente azzeccati sono riusciti a tenerci attaccati alla poltrona per 110 minuti sparati. L&#8217;interpretazione è stata intensa e coinvolgente, bastavano loro due. E alla fine anche le lacrime emozionate dell&#8217;attrice non hanno fatto altro che sottolineare l&#8217;aria carica e densa che si era venuta a creare tra tutti gli spettatori, quella tensione che implica il metterci tutto, sciolta solo dall&#8217;applauso finale.</p>
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		<title>Amleto è Alessandro Preziosi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 18:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un salto a Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 23 aprile 2009 io e la Daria siamo andati a vedere al teatro Nuovo di Milano Amleto. Un Amleto interpretato Alessandro Preziosi e diretto da Armando Pugliesi. Io che vivo nel mio isolato e fantastico mondo non sapevo nemmeno chi fosse costui. Me ne ha informato la Daria quando già stavamo aspettando il metro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 23 aprile 2009 io e la Daria siamo andati a vedere al teatro Nuovo di Milano Amleto. Un Amleto interpretato Alessandro Preziosi e diretto da Armando Pugliesi. Io che vivo nel mio isolato e fantastico mondo non sapevo nemmeno chi fosse costui. Me ne ha informato la Daria quando già stavamo aspettando il metro per il ritorno. &#8220;Ma si, non hai visto tutte quelle ragazzine che gridavano &#8216;Vai Ale!&#8217;. Ce n&#8217;era anche la fila davanti alla nostra&#8221;. No, ovviamente non le avevo viste. Ma questo dettaglio può forse spiegare lo spettacolo. <span id="more-340"></span>Tutti i personaggi del dramma erano infatti schiacciati da un enorme Amleto, concentrato solo su di sè e sordo e muto dal resto. Un Amleto vestito di bianco che si muove in una scenografia minimalista immersa in un buio lacerato da poche luci. Un Amleto accompagnato alle musiche dei Massive Attack ma che usa parole altisonanti. Una reinterpretazione che lascia piuttosto freddi, che non da segno di uniformità e concretezza. La traduzione di Eugenio Montale, le musiche dei Massive Attack ed il taglio moderno sembrano immiscibili, o comunque male amalgamati. L&#8217;adattamento non pare dei più felici, con scene martoriate e dialoghi forse troppo lunghi per uno spettacolo di sole due ore, e nemmeno dei più fedeli. Ofelia sembra non suscitare in Amleto nessun affetto e se si annega sembra farlo solo per un&#8217;idea astratta di un amore perduto più che per bruciante passione. Tutti gli attori sembrano solamente ricoprire il loro ruolo senza eccellere. Ci sono piaciuti Polonio e Gertrude. In sostanza uno spettacolo che non ci ha convinti e tanto meno coinvolti. Preziosi ha slanci di isteria esagerati che fanno apparire la pazzia di Amleto autentica. E d&#8217;altra parte come giustificare una tragedia se non c&#8217;è il contorno, se non c&#8217;è l&#8217;ambiente che porta il protagonista verso la sua fine? Amleto inciampa nella sua sorte mentre continua a pensare solamente a se stesso. Noi certo non ce lo ricordavamo così. Tutto sembra abbastanza scollegato e privo di vitalità, ma può essere spiegato con l&#8217;osservazione della Daria, infatti:</p>
<ul>
<li>Alessandro Preziosi è Amleto</li>
<li>Amleto copre tutta la scena, gli altri personaggi sono comparse</li>
<li>Un taglio moderno così non è &#8220;la solita pizza&#8221;</li>
<li>Traduzione di Eugenio Montale per dargli un tocco di serietà</li>
<li>140min scarsi di spettacolo così è come andare al cinema</li>
</ul>
<p>Al termine ovviamente in ogni caso applausi a perdere. Da sottolineare che questa è comunque l&#8217;opinione di un profano del teatro. Ma tutti gli articoli che ho trovato in rete erano solamente un collage delle stesse frasi:<em></em></p>
<p><em>&#8220;Attraverso Amleto vogliamo parlare del contemporaneo per riportare il teatro classico e l&#8217;arte al loro ruolo fondamentale: ovvero essere lo specchio del mondo in cui viviamo&#8221; (Alessandro Preziosi)</em></p>
<p><em>&#8220;C&#8217;è un gap culturale e intellettuale all&#8217;origine della confusione e dei dubbi che assillano Amleto fino a farlo sprofondare in una solitudine che lo allontana dagli amici e gli impedisce di capire chi possa aiutarlo&#8221; (Alessandro Preziosi)</em></p>
<p><em>bla bla bla&#8230;</em></p>
<p>unica eccezione <a href="http://www.teatro.org">www.teatro.org</a> che contiene i commenti di alcuni spettatori. E benché sia un profano non sono certo uno stupido e mai avrei sognato di scrivere, altra frase che si trova copia-incolla in giro:</p>
<p><em>&#8220;La tragedia classica riscopre la sua forza e la sua attualità, nella non banale coincidenza con la ricorrenza del quarantennale del’68, sottolineando il tema dell’atavico conflitto tra “padri” usurpatori e figli: i primi che non accettano il cambiamento e impongono ai giovani una società ormai superata, e le nuove generazioni, che tentano di non farsi sopraffare da aspettative esagerate e ambizioni irraggiungibili.&#8221;</em></p>
<p>Questi si riferiscono alla prima dell&#8217;anno scorso ma la compagnia è la stessa, lo spettacolo è lo stesso, e quindi, questi, cos&#8217;hanno visto? Mistero&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>In principio era Darwin</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofeggiando]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle foglioline di the rimaneste sul fondo nella tazzina o nelle pieghe di un&#8217;abito buttato su di una sedia. Ed esagerare, esasperare e cedere a questo nostro bisogno di sicurezza, di semplificazione del mondo non può che portare a conseguenze negative.<span id="more-336"></span>Prendiamo Dio ad esempio, sicuramente la più antica e la più grande creazione intellettuale dell&#8217;umanità. Come l&#8217;abbiamo distrutta ed abbattuta, portata al livello umano e rese ridicola togliendola dalla sfera del sentimento e della devozione per darne una visione razionale, sistematica. L&#8217;arte in generale, poiché Dio appartiene al mondo dell&#8217;arte, della suggestione e dell&#8217;elevazione dell&#8217;animo, va al di là della natura meramente razionale dei simboli con i quali si esprime. Ieri sera io e la Daria abbiamo partecipato ad un <a href="http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=283&amp;Code=Pikaia&amp;ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=4343" target="_blank">happy hour scientifico</a> dove abbiamo avuto l&#8217;ennesima prova dei risultati nefasti che derivano da un uso irrazionale della ragione. Titolo &#8220;Da Tarzan a Jurassic Park, darwinismo tra letteratura e cinema&#8221;, curatori Elena Canadelli e Stefano Locati. Tralasciando la totale incapacità di comunicare dei due curatori stupisce l&#8217;accanimento, totalmente superfluo, nel trovare collegamenti tra la teoria darwiniana e l&#8217;arte. Perché è palese, come mostrato dalle stesse fotografie e filmati proiettati, che solo inizialmente l&#8217;idea scientifica è fonte di ispirazione. Letteratura, cinema e scultura poi sublimano ed elaborano un impressione, un&#8217;idea che non ha più nulla a che vedere con la scienza ma che è divenuta arte. E cercare di spiegarne le origini lascia un po&#8217; perplessi ed indifferenti come la scultura, mostrata nella conferenza e di cui non ricordo il nome, in cui si vede che gli uomini discendono dai vermi. I due autori della conferenza hanno scritto un libro intitolato &#8220;Evolution &#8211; Darwin al cinema&#8221; di cui riporto il commento del &#8220;Corriere della sera&#8221;:</p>
<p><em><strong>Senza Darwin non sarebbe nato King Kong</strong><br />
Senza le teorie evoluzioniste di Charles Darwin, non ci sarebbero stati né Tarzan né King Kong (foto), né «L&#8217; isola del dr. Moreau» né «2001: Odissea nello spazio». Il saggio «Evolution &#8211; Darwin al cinema» di Elena Canadelli e Stefano Locati (Le mani, pp. 264, Euro 16) ricostruisce la diffusione di un dottrina scientifica nel mondo della finzione. E lo fa con serietà e precisione, usando strumenti sia filosofici sia cinefili. Attraverso il confronto tra uomo e scimmia (come succede nell&#8217; emblematico «Bride of the Gorilla» di Curt Siodmak, in copertina) il cinema ha divulgato idee ancora oggi contrastate e disturbanti: come quella che l&#8217; uomo non sia il centro dell&#8217; universo. La bravura dei due autori sta anche nel trovare le tracce darwiniane dove sono più nascoste: come in «Alien», dove il mostro parassita e mutante ricorda come la natura non conosca morale quando è in gioco la sopravvivenza della specie. (Alberto Pezzotta)</em></p>
<p>Si può essere abbastanza persuasi che uno dei padri King Kong sia Darwin, ma che anche Alien sia un suo discendente è molto meno convincente. Ma soprattutto, è veramente interessante, utile, valutare il grado di parentela tra &#8220;Alien vs Predator&#8221; e l&#8217;&#8221;Origine della specie&#8221;? Se si va a ben vedere i motivi per cui ci si imbarca in un impresa così totalmente speculativa, non troppo soprendentemente, li si trova molto vicini a quelli dei bambini che guardano le nuvole: la soddisfazione di trovare collegamenti nascosti, la celebrazione e consacrazione della propria capacità di trovare significati e simboli che, probabilmente, non esistono affatto.</p>
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		<title>Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore – Luis Sepulveda</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 19:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ripensando a questo libro la prima sensazione che mi torna è di una piacevole malinconia. C&#8217;è sempre un momento perfetto per leggere i libri, e credo che con questo io abbia avuto la fortuna di centrarlo. A tratti ha toni quasi da favola, altre volte è crudele, senza però mai perdere la poesia e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripensando a questo libro la prima sensazione che mi torna è di una piacevole malinconia. C&#8217;è sempre un momento perfetto per leggere i libri, e credo che con questo io abbia avuto la fortuna di centrarlo. A tratti ha toni quasi da favola, altre volte è crudele, senza però mai perdere la poesia e la grazia e la forza evocativa delle parole semplici. L&#8217;ho letto a 14 anni e la foresta e la vita che vi si conduceva spiegata dal di dentro come fa l&#8217;autore hanno avuto una forte presa su di me. Mi faceva venire rabbia il fatto che per colpa dell&#8217;ignoranza dei gringos quel vecchio si trovasse costretto a cacciare la femmina di <em>tigrillo</em>. Che stupidi! pensavo, ma nello stesso tempo leggevo ammirata della rassegnazione del protagonista, vederlo fare una cosa perché andava fatta e non si poteva fare altrimenti.<br />
Per me rientra nei libri che vanno assolutamente letti, magari quando si è ancora giovani.<span id="more-334"></span>“Antonio José Bolìvar Proano non pensò mai alla parola libertà, ma la godeva a sua piacimento nella foresta. Per quanto cercasse di far rivivere il suo progetto di odio, continuava a sentirsi bene in quel mondo, finchè pian piano dimenticò, sedotto da quei luoghi senza confini né padroni.<br />
Mangiava quando aveva fame. Sceglieva i frutti più saporiti, rifiutava di prendere certi pesci perché gli sembravano lenti, seguiva le tracce di un animale selvatico e quando l&#8217;aveva a tiro di cerbottana il suo appetito cambiava idea.<br />
Al calar della notte, se desiderava stare solo si sdraiava sotto una canoa, se invece aveva bisogno di compagnia cercava gli shuar.”</p>
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		<title>Polveri sottili, scorie nucleari, sostanze cancerogene&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 20:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Polveri sottili, scorie nucleari, sostanze cancerogene, contaminazione delle acque: ce n&#8217;è per chi ne vuole. Prendete quattro amici, fate un&#8217;associazione, consultate esperti, scrivete articoli ed opuscoli e cercate di informare la gente. Sono contento per voi, vi farà sentire meglio con voi stessi, è un po&#8217; come fare volontariato. Ma il volontariato ha effetti pratici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Polveri sottili, scorie nucleari, sostanze cancerogene, contaminazione delle acque: ce n&#8217;è per chi ne vuole. Prendete quattro amici, fate un&#8217;associazione, consultate esperti, scrivete articoli ed opuscoli e cercate di informare la gente. Sono contento per voi, vi farà sentire meglio con voi stessi, è un po&#8217; come fare volontariato. Ma il volontariato ha effetti pratici, misurabili, desiderabili che queste cose non hanno. Piove sempre sul bagnato ed è il motivo per cui state ora state leggendo questo post. Con un titolo del genere può avere attirato solo persone già sensibili alle tematiche ambientali e di salute pubblica. In realtà non possiamo sapere se sia meglio avere i termovalorizzatori o i mucchi di immondizia, non possiamo sapere se sono meglio le scorie nucleari o la dipendenza dal petrolio. Non lo possiamo sapere, come non potevamo sapere se era meglio il DTT o lasciare marcire tonnellate di grano. L&#8217;uomo non si è allontanato di un passo dalla giungla: ogni volta proviamo qualcosa di nuovo e vediamo cosa succede, se era qualcosa di catastrofico qualcuno comunque sopravviverà e l&#8217;avrà imparato. La vita è un grande esperimento di cui non si può dire nulla se non a posteriori. E&#8217; bello saperlo e mettersi fuori ogni tanto, a vedere tutti quelli che lavorano come formiche gli uni contro gli altri, insultandosi per portare avanti le loro convinzioni od i loro interessi. Ed è giusto che sia così, così è sempre stato e così sarà sempre, ma giusto per togliervi ogni preoccupazione considerate che la Terra c&#8217;è da molto prima di noi e ci sarà anche dopo. Non vi preoccupate per lei, le uniche cose negative le possiamo fare a noi stessi.</p>
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		<title>Per chi suona la campana &#8211; Hemingway</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 07:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[“Nessun uomo è un&#8217;Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un&#8217;onda del Mare, l&#8217;Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d&#8217;uomo mi diminuisce, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Nessun uomo è un&#8217;Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un&#8217;onda del Mare, l&#8217;Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d&#8217;uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell&#8217;umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.”<br />
John Donne<span id="more-310"></span></p>
<p>E&#8217; l&#8217;epigrafe di questo incantevole romanzo di Hemingway. Se devo sceglierne uno fra tutti i suoi che ho letto, è questo. Guardando la copertina me lo immaginavo come una specie di “Il vecchio al ponte”, e non ero troppo convinta. E&#8217; bello qualche volta vedere che si sbaglia, è stato una sorpresa. Le pagine scivolano via accompagnate da un dolore. E&#8217; orribilmente bello leggere così. E&#8217; lungo -più di 500 pagine- e ad un tratto, dopo circa 150, ho realizzato che tutto il resto non sarebbe stato nient&#8217;altro che attesa, pagine pregne di attesa e di ansia. C&#8217;è un ponte da far saltare, ti dice l&#8217;autore all&#8217;inizio, e tutto il romanzo gira attorno a questo, sospeso, aspettando. Tutte quelle vite incontrate nelle righe concentrate e costrette a vivere e ad esprimersi in quei tre miseri, interminabili giorni, prima dell&#8217;esplosione. Non sapevo se farli correre quei giorni, o leggere poco alla volta, farli durare. Come se così avessi potuto elargire tempo ai protagonisti, per una sorta di potere dato al lettore.<br />
A volte penso che sia troppo facile scrivere romanzi ambientati durante una guerra: morte, amore, caso, ideali. E&#8217; tutto lì insieme e si brucia tutto in fretta. Ma Hemingway pare poter scrivere di tutto senza mai essere banale, anzi, attaccandoti alle pagine.<br />
Sarà forse che io ho un debole per i romanzi che parlano di guerre e partigiani, ma questo lo preferisco rispetto ad “Addio alle armi”. Mi è parso più vivo, più umano, sono riuscita a sentire meglio la sofferenza e l&#8217;eccitazione. E ad ogni pagina non si può fare a meno di chiedersi “perché?”, per tutto quello che è successo, per ogni cosa. I libri che ti fanno chiedere “perché” non sono male.</p>
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