E’ un film che richiede una meditazione a posteriori, perchè è intriso di significati. Ma lascia una sensazione di grandezza.
Per la cronaca bisogna dire che in Italia i primi 40 minuti (e scene successive) erano stati censurati, e quindi ci si deve procurare la versione integrale con la prima parte sottotitolata. Non servono commenti per questa ingiustizia insensata, verso gli autori e verso gli spettatori.
Ovviamente ve lo consigliamo, alcune frasi sono da ascoltare due volte.
Inoltre, cercando critiche e spiegazioni riguardo al film, abbiamo trovato una definizione di arte data dal regista stesso, Tarkovskij, davvero molto interessante:
“Per mezzo dell’arte l’uomo si appropria della realtà attraverso un’esperienza soggettiva. Nella scienza la conoscenza umana del mondo procede lungo i gradini di una scala senza fine, venendo successivamente rimpiazzata da sempre nuove conoscenze su di esso che sovente si confutano a vicenda, in nome di verità oggettive particolari. La scoperta artistica, invece, nasce ogni volta come un’immagine nuova e irripetibile del mondo, come un geroglifico della verità assoluta. Essa si presenta come una rivelazione, come un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente tutte in una volta le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza. L’artista le esprime creando l’immagine artistica che è uno strumento sui generis per cogliere l’assoluto. Per mezzo dell’immagine si mantiene la percezione dell’infinito dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: lo spirituale attraverso il materiale, lo sconfinato grazie ai confini”. L’arte e la scienza, dunque, costituiscono “un mezzo per appropriarsi del mondo, uno strumento per conoscerlo, sul cammino del movimento dell’uomo verso la cosiddetta “verità assoluta”. Ma “la somiglianza tra queste due forme di incarnazione dello spirito creativo dell’uomo” ha termine nel punto in cui “l’arte non è scoperta, ma creazione”. Così, la verità nell’“attività positivistica, pragmatica, rimane a noi celata”, per rivelarsi invece nell’arte, in quanto “simbolo universale”.
“ E’ erronea la via per la quale si è avviata l’arte contemporanea, rinunciando alla ricerca del significato della vita in nome dell’affermazione del valore autonomo della persona. La cosiddetta creazione comincia ad apparire una sorta di eccentrica occupazione a cui attendono personalità sospette che affermano il valore intrinseco di qualsiasi atto personalizzato. Ma nella creazione la personalità non si afferma, bensì è al servizio di un’altra idea generale e di ordine superiore. L’artista è sempre un servitore che si sforza per così dire di sdebitarsi per il dono che gli è stato concesso come una grazia.”
Tarkovskij
Tags: 1972, Tarkovskij