Il post del Dario sulla malinconia mi ha fatto venire in mente un’altra condizione che vi è legata e che subisce lo stesso trattamento diffidente, cioè la solitudine. Credo sia un argomento delicato, quindi specifico subito che non mi riferisco certo ad una condizione indipendente dalla volontà di una persona, protratta nel tempo e che non porta altro se non vuoto.
Ho l’impressione che la gente la neghi, la tema, essere persone solitarie è visto come una stranezza e un difetto. Ho notato questo perché io stessa ho spesso bisogno di trascorrere del tempo da sola, fin da piccola, per pensare senza distrazioni, per fissarmi alcune cose nei pensieri, per analizzarli o per lasciarli andare a ruota libera. E’ incredibile quante cose saltino fuori ogni volta! Lo stare lontano per qualche ora dagli altri esseri umani è un rifugio, forse una debolezza, forse una forza, non lo so, ma so che se mi viene negato per un po’ di tempo inizio a soffrirne. Può darsi che questa necessità mi venga dall’essere cresciuta in una famiglia rumorosa e numerosa. Quando non ne posso più prendo e vado a fare un giro nel bosco (dove non c’è mai nessuno) e non è che si debba fare qualcosa di particolare, mi basta camminare e guardare le cose che ho intorno. E mi chiedo come la gente possa sopravvivere senza, ne vedo che lo fanno. Una ragazza una volta mi ha detto che sarebbe dovuta uscire quel sabato sera, ma non ne aveva nessuna voglia. Stai a casa, le ho detto io e lei mi ha guardata in un modo come se non avesse mai neppure sfiorato una simile eventualità e ha detto che il sabato sera comunque non si poteva passare da soli.
Ma forse il non voler stare da soli (senza televisione, senza musica e altre diavolerie disturbatrici) è un altro tentativo per non pensare e nascondersi l’inevitabile sensazione di vuoto che ogni tanto prende tutti. E’ normale, è la condizione umana, perché evitarla e negarla a tutti i costi? Forse perché anche in questo caso la solitudine nell’immaginario collettivo, si contrappone all’attività all’essere “dinamici e ambiziosi”? O non ci si pensa e basta che potrebbe portare un po’ di sollievo, anche riflettere su queste sensazioni spiacevoli e accettarle come parte spontanea e viscerale della vita.
E poi con il passare dei decenni sono continuamente saltate fuori nuove cose per non stare da soli, per avere sempre qualcosa da fare, che ti riempie la testa, per non soffermarsi sulla necessità di un po’ di intimità psicologica. Ecco, forse è questo, che mi sento violata se non posso mai fare due pensieri senza essere interrotta. In un periodo dove siamo sempre di più e trovare un attimo di silenzio è sempre più un’impresa, forse passare del tempo soli ci restituirebbe ad una dimensione più umana.