Non ricordo chi aveva detto (la Daria non ricorda chi aveva detto che quando non ti ricordi la fonte di qualcosa è perché l’hai fatta tua, che stronzata, significa solo che devi farti vedere da un medico) che piacciono i libri dove si trova qualcosa che si sa già, non qualcosa di nuovo. E’ un piacere sapere che c’è anche qualcun’altro che la pensa come noi, e vedere quello che abbiamo in testa scritto nero su bianco. Ho appena finito di leggere “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello ed all’inizio avevo trovato una cosa molto interessante:
“Non già, badiamo, ch’io opponessi volontà a prendere la via per cui mio padre mi incamminava. Tutte le prendevo. Ma camminarci, non ci camminavo. Mi fermavo ad ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre più da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni di una montagna insormontabile, anzi di un mondo in cui avrei potuto senz’altro domiciliarmi.
Ero rimasto così, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m’erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza più di me. M’erano passati avanti, non si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente più di loro; ma andare, non sapevo dove andare.”
E’ quello che volevo dire nel post Al centro della scacchiera
. E’ veramente rinfrancante vedere che quello che pensi lo ha già pensato Qualcuno. E’ come se Pirandello ti desse un paterna pacca sulla spalla tipo “Ci sei arrivato eh?”