Spesso sono le cose più naturali ed innocenti a svelarci delle verità importanti. Così i bambini sdraiati sul prato che cercano di riconoscenere la forma delle nuvole. Sembra infatti che non ci sia possibile vivere senza catalogare ed etichettare ogni cosa in un rassicurante concetto astratto. Siamo eccezzionali nello scoprire forme geometriche o disegni nelle foglioline di the rimaneste sul fondo nella tazzina o nelle pieghe di un’abito buttato su di una sedia. Ed esagerare, esasperare e cedere a questo nostro bisogno di sicurezza, di semplificazione del mondo non può che portare a conseguenze negative.Prendiamo Dio ad esempio, sicuramente la più antica e la più grande creazione intellettuale dell’umanità. Come l’abbiamo distrutta ed abbattuta, portata al livello umano e rese ridicola togliendola dalla sfera del sentimento e della devozione per darne una visione razionale, sistematica. L’arte in generale, poiché Dio appartiene al mondo dell’arte, della suggestione e dell’elevazione dell’animo, va al di là della natura meramente razionale dei simboli con i quali si esprime. Ieri sera io e la Daria abbiamo partecipato ad un happy hour scientifico dove abbiamo avuto l’ennesima prova dei risultati nefasti che derivano da un uso irrazionale della ragione. Titolo “Da Tarzan a Jurassic Park, darwinismo tra letteratura e cinema”, curatori Elena Canadelli e Stefano Locati. Tralasciando la totale incapacità di comunicare dei due curatori stupisce l’accanimento, totalmente superfluo, nel trovare collegamenti tra la teoria darwiniana e l’arte. Perché è palese, come mostrato dalle stesse fotografie e filmati proiettati, che solo inizialmente l’idea scientifica è fonte di ispirazione. Letteratura, cinema e scultura poi sublimano ed elaborano un impressione, un’idea che non ha più nulla a che vedere con la scienza ma che è divenuta arte. E cercare di spiegarne le origini lascia un po’ perplessi ed indifferenti come la scultura, mostrata nella conferenza e di cui non ricordo il nome, in cui si vede che gli uomini discendono dai vermi. I due autori della conferenza hanno scritto un libro intitolato “Evolution – Darwin al cinema” di cui riporto il commento del “Corriere della sera”:
Senza Darwin non sarebbe nato King Kong
Senza le teorie evoluzioniste di Charles Darwin, non ci sarebbero stati né Tarzan né King Kong (foto), né «L’ isola del dr. Moreau» né «2001: Odissea nello spazio». Il saggio «Evolution – Darwin al cinema» di Elena Canadelli e Stefano Locati (Le mani, pp. 264, Euro 16) ricostruisce la diffusione di un dottrina scientifica nel mondo della finzione. E lo fa con serietà e precisione, usando strumenti sia filosofici sia cinefili. Attraverso il confronto tra uomo e scimmia (come succede nell’ emblematico «Bride of the Gorilla» di Curt Siodmak, in copertina) il cinema ha divulgato idee ancora oggi contrastate e disturbanti: come quella che l’ uomo non sia il centro dell’ universo. La bravura dei due autori sta anche nel trovare le tracce darwiniane dove sono più nascoste: come in «Alien», dove il mostro parassita e mutante ricorda come la natura non conosca morale quando è in gioco la sopravvivenza della specie. (Alberto Pezzotta)
Si può essere abbastanza persuasi che uno dei padri King Kong sia Darwin, ma che anche Alien sia un suo discendente è molto meno convincente. Ma soprattutto, è veramente interessante, utile, valutare il grado di parentela tra “Alien vs Predator” e l’”Origine della specie”? Se si va a ben vedere i motivi per cui ci si imbarca in un impresa così totalmente speculativa, non troppo soprendentemente, li si trova molto vicini a quelli dei bambini che guardano le nuvole: la soddisfazione di trovare collegamenti nascosti, la celebrazione e consacrazione della propria capacità di trovare significati e simboli che, probabilmente, non esistono affatto.
Caro Dario, sono capitato per caso sul tuo blog. Ti ringrazio per essere venuto alla conferenza e per aver scritto la tua opinione: è sempre molto utile avere un parere totalmente esterno con il quale confrontarsi.
Hai ragione sulla mia personale inesperienza nel comunicare in pubblico, specialmente in una situazione logistica complicata come quella di ieri sera, ma credo di aver espresso le basi di ciò che intendevamo, basi che non ritrovo in ciò che hai scritto. Il punto non era assolutamente “catalogare ed etichettare” i film, né trovare “concetti astratti” dietro di essi secondo una logica più o meno aleatoria.
Proponevamo invece di seguire come, secondo quali logiche e modelli, in che forme, una teoria scientifica (nello specifico quella darwiniana) potesse arrivare a influenzare e permeare l’immaginario popolare tramite una diffusione culturale (quindi letteratura, arte, e poi soprattutto cinema).
La teoria darwiniana ha avuto un forte impatto sulla società: c’è stato quindi fin da subito una traduzione da un campo ristretto (scienza) a uno molto più ampio (culturale).
Questa traduzione implica per forza di cose dei tradimenti (esagerazioni, semplificazioni, etc.) – come pure ci sembra di avere sottolineato più volte. Nonostante questi tradimenti, ciò che resta dell’originale pensiero scientifico è stato in grado di passare al lettore, al pubblico, agli spettatori contribuendo a mutarne il punto di vista. Ossia: NONOSTANTE il legame magari percepito come labile tra dato scientifico originario e prodotto artistico, il risultato ha contribuito all’affermazione di un nuovo paradigma – quello evolutivo.
In questo senso le arti visive, la letteratura e il cinema, anche solo dialogando, duellando, ponendosi domande sui meccanismi dell’evoluzione, hanno contribuito a incrinare le radicatissime idee 1) antropocentriche (l’uomo come essere a sé stante, separato dal contesto animale e naturale) e 2) fissiste (l’uomo come essere immutabile). Hanno cioé contribuito a spodestare l’uomo dal suo fortino di presunta superiorità, mettendolo di fronte alla continuità e prossimità con il mondo animale e naturale; hanno contribuito a rendere la specie umana consapevole del processo di mutazione cui sono sottoposte tutte le forme viventi, lei inclusa.
Naturalmente, come pure ci sembra di aver sottolineato, la lettura è simbolica, metaforica, e non letterale. Da un punto di vista letterale certamente né King Kong né tantomeno Alien (di cui comunque non abbiamo parlato durante la conferenza) annoverano tra i loro padri Darwin.
p.s. non si trattava di una scultura, ma di una vignetta apparsa nel 1882 su «Punch», rivista satirica inglese: «Man is but a worm».
p.s.2 sul rapporto Darwin-arte, ti segnalo questa mostra, attualmente in corso a Francoforte: “Darwin – Art and the Search for Origins”, http://www.schirn-kunsthalle.de/index.php?do=exhibitions_detail&id=88&lang=en
E’ confortante vedere che anche dagli errori possono nascere cose piacevoli come questa discussione. Il post in realtà è solo in parte legato alla conferenza perché prende vita da una scelta deliberatamente sbagliata: se avessi lasciato sedimentare le idee un paio di giorni avrei compreso le ragioni del vostro punto di vista e non avrei più avuto nulla da scrivere perché tutto sarebbe ricaduto nella dimensione della ragione dove ogni cosa è vera e, parallelamente, superflua. Ho deciso invece di tenermi la mia opinione personale, non un opinione razionale e intellettuale ma più un’impressione, e di utilizzarla come idea per scrivere un qualcosa che non trattasse della conferenza ma del bisogno, a volte eccessivo, che sentiamo del comprendere e catalogare ogni cosa. In questo senso il fatto della capacità di comunicazione dei due relatori verso il pubblico è più un particolare caricaturale che non una critica. L’errore qui è stato, lo riconosco e te ne chiedo scusa, di essere rimasto troppo vicino all’ambiente natale dell’immagine che ha suggerito il post specificando evento e nome e cognome degli autori. E il fatto che questo abbia dato origine, o possa dare origine, ad un interessante momento di confronto lo devo essenzialmente ad una gentilezza ed una disponibilità di dialogo che, onestamente, rileggendomi un po’ più da “fuori”, non penso che io avrei avuto nei miei confronti. L’articolo quindi non voleva essere una critica concreta alla conferenza o al libro ma una vignetta, uno schizzo di un avvenimento che mi aveva suggerito delle riflessioni. Questo non vuol dire che non ci fossero delle reali basi “intellettuali” alla caricatura. Personalmente sono abbastanza indifferente all’argomento trattato, così come è stato esposto nella conferenza, e quindi non avrei mai posto una reale critica (l’indifferenza va bene per un parere ma è un male che non permette di fare una critica sincera), ma, anche solo per correttezza, ti dico quello che razionalmente penso della conferenza. Opinione ovviamente personalissima.
Io, anzi noi perché c’era anche Daria (l’altra autrice di questo blog), ero alla conferenza ma non ho letto il libro (mi sono permesso di citare Alien solamente per via dell’articolo del Corriere). Non è che non abbia compreso le ragioni per le quali è stato sviluppato il lavoro e le relative conclusioni (capiamoci, mi sembra ovvio che un messaggio scientifico non possa essere trasmesso al “popolo” che con travisamenti ed errori (e difatti sa Dio cosa ha capito “l’uomo medio” dell’evoluzione)) ma il risultato finale della conferenza mi ha lasciato un po’ perplesso.
Lo sviluppo della conferenza non era lineare e non semplice capire cosa volevate dire. Mi sarei aspettato una presentazione di voi due, una presentazione del lavoro (idea di partenza, conclusione e due parole sullo sviluppo logico tra i due punti), solamente dopo i filmati ed una conclusione finale. Ripeto, non ho letto il libro, ma immagino che vi siate posti delle domande a cui abbiate cercato di dare delle risposte facendo un’analisi delle opere artistiche. Io ho seguito la conferenza ma, se anche con una certa difficoltà, una piccola parte delle risposte posso averla intuita, le domande di partenza non so proprio quali fossero.
Il risultato finale sembrava, a mio parere, la semplice proiezione di tutte le opere artistiche che potevano essere ispirate dalla teoria di Darwin. A questo modo di procedere, che era quello che traspariva nella conferenza e non so in che relazione si trovi con quello che avete realmente seguito nella realizzazione del libro, muovo una critica di carattere più “intellettuale” (e che poi sarebbe quella all’origine dell’articolo): come stabilire a che punto un’opera sia ancora legata alla teoria di Darwin? Se lo scimmione diventa di per se stesso un simbolo il suo uso da parte di uno sceneggiatore è ancora un modo di attaccare l’antropocentrismo? Io amo 2001 Odissea nello spazio forse più di ogni altro film (il Grande sonno però…) ma quando le interpretazioni che se ne possono dare diventano pure speculazioni e sono totalmente staccate dalla realtà? Kubrick stesso ne dice “Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.” ed ancora “Se qualcuno ha capito qualcosa, ciò significa che io ho sbagliato tutto.”. Perché è arte che trasmette un’emozione solamente giocando con la nostra parte razionale, senza avere un reale significato. Capire se il film sia legato o meno alla teoria Darwiniana è una cosa seria o sconfina nella psicologia dell’autore?
Questa ultima critica è legata a quello che ho percepito del vostro lavoro e, quindi, figlia della prima. Non dico che non sia ragionevole quello che avete fatto, ma quello che se ne è trasparito lasciava un po’ perplessi. Sembrava che cercaste di proiettare tutti i film in cui compariva uno scimmione
Daria infatti arrivata a casa ha visto la pubblicità del Crodino ed ha pensato “No, ancora Darwin”