Premesse al pensiero di questi post

Prima di cominciare a scrivere post “seri” mi sembra necessario fare una premessa. Una delle osservazioni sottointese a tutti i messaggi che posterò sul blog è che il sottoscritto non crede in nessuna verità. Con questo non intendo dire che non credo in un Dio (questo mi sembra ovvio, essendo un Dio la verità per definizione). Credere in qualcosa significa aggiungervi artificialmente, o forse sarebbe meglio artificiosamente, un’accezzione di qualità.L’atto di credere è il creare un legame, che non è percettibile, tra un’oggetto, idea od oggetto fisico che sia, ed una proprietà. Il credere, che è un’atto di creazione, è in netto contrasto con la scienza, che è basata sull’osservazione. In ogni caso, benché io nutra una maggiore stima e simpatia per la scienza che non per la fede, non credo in essa. Qualsiasi cosa, un’idea, un tavolo, etc.., è semplicemente un’esternazione dei nostri sensi, perché è inevitabilmente tramite essi che la percepiamo. L’Io è una parte fondamentale di qualsiasi percezione. E’ impossibile anche solo pensare di astrarre una verità (che per definizione non dipende da un io) da uno qualsiasi dei nostri sentire. Spero che nessuno pensi che il ragionare si salvi: assunto che il ragionare possa portare alla verità, come possiamo arrivarci partendo da assunzioni non corrette (ovvero ancora intrise di Io?). E ovviamente l’atto di pensare è quella maggiormente dipendente dall’individuo. Senza considerare che il ragionare stesso potrebbe essere considerato un sentire.
Detto questo, ci sono delle assunzioni che sono condivisibili da più individui, anche se probabilmente ognuno ne ha una sua personale versione, dipendente dal suo particolare Io. Personalmente mi pongo come l’uomo che, accettata l’impossibilità di costruire una macchina a moto perpetuo, costruisca semplici macchine che funzionino, senza pretese di assoluto. Rifiuto l’astronomia per l’ingegneria, più utile a fini pratici (d’altra parte sono ingegnere). Quello che scriverò potrà essere giusto o sbalgiato (termini alquanto impalpabili), condivisibile o meno, ma in ogni caso più che una definizione, una soluzione ad un problema, sarà una mia interpretazione. Perché, dopotutto, pensare e ragionare è divertente, l’importante è non scadere nel ridicolo dell’assoluto.

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