La vanità è donna!?

“La vanità è donna”, luogo comune che appare come abbastanza verifico. Sembra infatti che le donne abbiano un innato senso di vanità. Innato per definizione significa “insito dalla nascita” e quindi determinato da una componente biologica. Io non sono biologo, etologo e niente del genere. Ho solo studiato qualcosa in questi ambiti, ma penso di poter comunque tirare una conclusione che, se non corretta, possa essere quantomeno ragionevolmente giustificabile (del tipo: me ne lavo le mani).
Analizziamo con calma la questione. Normalmente nei mammiferi è la femmina a dover investire maggiori energie per la riproduzione, e questo è ovviamente verificato anche per la specie umana (per ogni minuto x passato da un uomo a “lavorare” su di un nuovo bambino, la donna ne passa x + 9*30*24*60). E’ quindi naturale che la scelta sessuale sia effettuata dalle femmine: i maschi compiono vari riti per dimostrare il loro valore di patner in modo da essere selezionati (abbiamo palesi dimostrazioni di questi comportamenti all’interno della specie umana). Normalmente nei mammiferi, semmai, sono quindi i maschi ad essere “vanitosi”: a cercare di essere il più possibile apprezzati in modo da potersi riprodurre (esempi? Criniera dei leoni, coda del pavone (anche se so che non è un mammifero!)).

Se così fosse, significherebbe che le bambine vengono condizionate sin dalla primissima età ad essere “vanitose”. Questo atteggiamento verrebbe quindi passato di generazione in generazione su base culturale, non biologica, esattamente come le lingue si sono tramandate da una generazione alla successiva per millenni. Una cosa interessante è ora cercare i motivi della nascita di un così assurdo comportamento. Personalmente non posso non pensare che questo tragga origine dalla necessità del compiacimento femminile di alimentarsi quasi esclusivamente dell’apprezzamento maschile. Anche questo appare chiaramente in contrasto con quello che parrebbe logico, biologicamente logico. Viene quindi da pensare che nella specie umana utilizzando la cultura si sia sovrascritto un comportamento biologico. In passato ci fu un tempo in cui il senso pratico e la capacità di ragionamento astratto hanno cominciato ad essere fondamentali più importanti per la sopravvivenza di altri istinti, diciamo così, “naturali”. In quel momento le differenti peculiarità di ragionamento dell’uomo*, hanno portato ad un graduale ribaltamento dei ruoli. Pensare ad i padri che tra loro decidevano come maritare le figlie non è del tutto appropriato, ma rende un’idea di come la “cultura” possa stravolgere la “biologia”. Penso che il massimo grado di questa inversione dei ruoli si sia avuto con la rivoluzione industriale, dove il chiaro ruolo di dominazione maschile era indiscutibile. Poi gradualmente, lavorando nelle fabbriche come i loro uomini, le donne hanno cominciato ad avere maggiore possibilità di indipendenza ed è stata in parte riequilibrata la bilancia sociale. Ora anche gli uomini sono ritornati vanitosi, ma di una vanità “commerciale”. La capacità di guidizio della donna non è più basata su canoni naturali, o su caratteristiche che, se non legate direttamente a capacità del maschio (come dovrebbero essere i titoli di studio), sono comunque indice della possibilità di crescere la prole nelle condizioni migliori (come i conti in banca). Oggi il giudizio collettivo, femminile e maschile, si fonda sul livello di adeguamento ad un topos prestabilito, definto a priori e fornito tramite il pesante uso di mass-media.

*) in nessun modo si intende dichiarare la maggiore intelligenza, capacità o abilità nel compiere una qualsiasi azione dell’uomo rispetto alla donna. In un epoca nella quale l’osservazione di differenze oggettive è razzismo, non mi permetterei mai di offendere la morale collettiva con simili assurdità. (A scanso di equivoci, non penso che gli uomini siano meglio delle donne, penso che uomini e donne siamo diversi)

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