Da un paio di giorni la mia dolce metà subisce uno strano effetto ad opera del libro “Io uccido” di Faletti. Ne è contemporaneamente attratta per la costruzione dell’intreccio e respinta a causa di una certa impalpabile “artificiosità”. Oggi parlandone siamo forse riusciti ad esplicitarne il senso. Sia io che lei notiamo una differenza tra libri come “La casa in collina” o “La nausa” e “Io uccido” o uno di Clive Cussler. Ci siamo dilungati nella ricerca della differenza tra le due “classi” di libri. Alla fine, pensando all’origine del libro, abbiamo notato una cosa. In genere i libri “seri” (“Narciso e Boccadoro”,”Opinioni di un clown”,”Addio alle armi”,…) per la loro stesura non hanno richiesto ricerche: sono scaturiti dall’esperienza dell’autore. Gli altri narrano delle storie, e per imbastirle è necessario recuperare delle informazioni. Probabilmente nei libri traspare quando ci si è inventati qualcosa, per quando verosimile o dettagliata possa essere, e quando la si è vissuta. I Libri (con la L maiuscola) hanno un’impronta indelebile di vita.