Don Chischiotte

Il Don Chischiotte, uhm… un libro che volevo leggere da molto tempo. Ora l’ho letto e mi sembra di non avere niente da dire. Il non avere mai letto libri di cavalleria probabilmente mi ha privato di parte del piacere, ma non è questo. E’ come per i libri che ti scorrono via, sui quali non rifletti perché non valgono niente. Ma non è uno di questi, qualcosa mi ha lasciato, ma niente da dire: l’ho assorbito. E’ un’opera piana piana, costruita in maniera impeccabile che non va digerita. L’assimili senza accorgertene, diventa tua senza doverci ripensare più avanti: i personaggi, le situazioni, è come conoscere un luogo, è naturale e semplice. Ma un’idea ce l’ho: la vita sembra piatta, sembra di non fare nulla, che non succeda mai nulla. Il motivo è che siamo abituati a libri e film, rappresentazioni teatrali e televisione: ognuna di queste cose deve concentrare tanta vita (magari tutta quella di più persone) in un piccolo spazio temporale. Siamo nella stessa situazione di Don Chischotte, prendiamo per vere e normali cose che vere e normali non sono, e consideriamo piatta una vita normale e noiosa una giornata movimentata.

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