Per chi suona la campana – Hemingway

“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata da un’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.”
John Donne

E’ l’epigrafe di questo incantevole romanzo di Hemingway. Se devo sceglierne uno fra tutti i suoi che ho letto, è questo. Guardando la copertina me lo immaginavo come una specie di “Il vecchio al ponte”, e non ero troppo convinta. E’ bello qualche volta vedere che si sbaglia, è stato una sorpresa. Le pagine scivolano via accompagnate da un dolore. E’ orribilmente bello leggere così. E’ lungo -più di 500 pagine- e ad un tratto, dopo circa 150, ho realizzato che tutto il resto non sarebbe stato nient’altro che attesa, pagine pregne di attesa e di ansia. C’è un ponte da far saltare, ti dice l’autore all’inizio, e tutto il romanzo gira attorno a questo, sospeso, aspettando. Tutte quelle vite incontrate nelle righe concentrate e costrette a vivere e ad esprimersi in quei tre miseri, interminabili giorni, prima dell’esplosione. Non sapevo se farli correre quei giorni, o leggere poco alla volta, farli durare. Come se così avessi potuto elargire tempo ai protagonisti, per una sorta di potere dato al lettore.
A volte penso che sia troppo facile scrivere romanzi ambientati durante una guerra: morte, amore, caso, ideali. E’ tutto lì insieme e si brucia tutto in fretta. Ma Hemingway pare poter scrivere di tutto senza mai essere banale, anzi, attaccandoti alle pagine.
Sarà forse che io ho un debole per i romanzi che parlano di guerre e partigiani, ma questo lo preferisco rispetto ad “Addio alle armi”. Mi è parso più vivo, più umano, sono riuscita a sentire meglio la sofferenza e l’eccitazione. E ad ogni pagina non si può fare a meno di chiedersi “perché?”, per tutto quello che è successo, per ogni cosa. I libri che ti fanno chiedere “perché” non sono male.

Leave a Reply