Gay vs suore

Benché il tema, come la sua interpretazione da esporre siano obbiettivi e logici, condivisibili e ragionevoli, l’A. teme che non sarà in grado di mantenere in questo frangente un tono adeguato al compito. Si conceda quindi un po’ di comprensione per un uomo, sempre alla ricerca della verità, che è appena tornato da una settimana di vacanza al mare, dove c’erano 24 gradi e si è ritrovato in una chiassosa e freddina Milano. Il quesito o considerazione, come si preferisce, è tutt’altro che ridicolo o fuori luogo: i gay, se e quando si potranno congiungere legalmente (la congiunzione dei gay al di fuori dei termini legali non rientra nella sfera di indagine dell’A.), dovrebbero potere adottare dei bambini? Dario afferma che in questioni come questa è inutile “dire cazzate” (Dario. L’A.), ma che bisogna “guardare i fatti”. In particolare l’idea esposta all’A. durante un piacevole colloquio avvenuto in un fresco pomeriggio autunnale nella residenza di Dario, è che è utile rifarsi a situazioni che, per motivi storici o culturali, siano simili a quella da analizzare. Siccome si sta trattando, ovviamente, della “possibile influenza negativa” (Dario. L’A.) che due genitori gay potrebbero avere sull’educazione sessuale del figlio si possono considerare principalmente due casi: le famiglie costituite da sole donne adulte ed i vari figli che si trovavano spesso alla fine delle due guerre mondiali e le scuole o collegi tenute da suore i due possibili casi in analisi. Nel primo caso Dario non ha le conoscenze, o l’interesse necesario per procurarsele, da potersi pronunciare, ed in ogni caso sono situazioni che per loro natura esulano da un controllo legislativo. Sul secondo caso invece Dario si permette di esprimere un dubbio. “Siamo sicuri che passare sei ore al giorno con delle donne che hanno scelto la via di una insana castità (la sottilineatura verbale non è dell’A.) e che rivestono il ruolo di esempio e guida, anche solo per la posizione di maestre, posizione aggravata e rinforzata da una certa mentalità cattolica (Dario ha usato qui un tono sarcastico, non privo di un certo disprezzo. L’A.), sia tanto differente da vivere con due genitori gay?”. Interrogato se non avesse altro da dire Dario si è limitato solamente a porre un altro interrogativo, qui riportato testualmente: “Non è meglio per un bambino avere due genitori gay che stare in un orfanotropio? E lo dico io, che sembra sia uno dei pochi uomini che soffre ancora di penefobia”. A vantaggio del lettore meno attento l’A. si permette di far notare che l’ultima frase è una citazione di Woody Allen.

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