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	<title>Rerum Vulgaria &#187; Hesse</title>
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	<description>Una raccolta di pensieri, idee ed esperienze</description>
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		<title>&#8220;Narciso e Boccadoro&#8221;, Hesse</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 20:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Narciso e Boccadoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non riesco a trovare parole adatte e che rendano giustizia a questo romanzo, quindi ho pensato di riportarne un passo. E&#8217; stata dura scegliere quale mettere, ma mica potevo copiarlo tutto o raccontarvi il finale. Per me dovrebbe essere in tutte le case, e non come la Bibbia che di solito fa da soprammobile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non riesco a trovare parole adatte e che rendano giustizia a questo romanzo, quindi ho pensato di riportarne un passo. E&#8217; stata dura scegliere quale mettere, ma mica potevo copiarlo tutto o raccontarvi il finale. Per me dovrebbe essere in tutte le case, e non come la Bibbia che di solito fa da soprammobile, ma come libro da aprire ogni tanto e leggerne un po&#8217;, giusto per ricordarsi di un paio di cose e riportarle alla loro dovuta dimensione.<br />
La caducità, la sua bellezza che strazia ma è necessaria perché sia tale, il bello, il dolore, il tempo&#8230; Hesse per dirci cosa ne pensa mette insieme una storia e dei personaggi a cui io ho regalato l&#8217;anima, ogni volta che ci penso mi sento una ragazzina stupida perché inizio a elencare i nomi, i luoghi non senza una vena di isteria amorosa. Magari se lo leggete potete poi dirmi se esagero&#8230;<span id="more-133"></span></p>
<p>“&#8230; Nulla vedevano, nulla li commoveva! Tutti erano soddisfatti o affaccendati, avevano interesse, avevano fretta, gridavano ridevano, si ruttavano in  faccia, facevan chiasso, facevan dello spirito, urlavano per due soldi, e tutti stavano bene, tutti erano in regola, soddisfattissimi di sé e del mondo. Porci erano, ah, molto peggio, molto più sozzi dei porci! Anch&#8217;egli, è vero, era stato spesso in mezzo a loro e s&#8217;era sentito contento fra i suoi simili ed aveva fatto la corte alle ragazze ed aveva mangiato ridendo senza orrore i pesci arrostiti. Ma poi sempre, talora tutt&#8217;a un tratto come per incanto, la gioia e la tranquillità l&#8217;avevano abbandonato e quell&#8217;illusione grassa e corpacciuta era caduta dal suo spirito, quella soddisfazione di sé, quell&#8217;importanza e quella calma stagnante dell&#8217;anima, e s&#8217;era sentito trascinare via nella solitudine e nella fantasticheria tormentata, spinto alla vita vagabonda, alla contemplazione del dolore, della morte, dell&#8217;incertezza d&#8217;ogni attività, costretto a fissar gli occhi nell&#8217;abisso. Talvolta allora da quel suo disperato abbandono alla visione dell&#8217;assurdo e del pauroso gli era sbocciata una gioia improvvisa, un innamoramento appassionato, la voglia di cantare una canzone o di disegnare; oppure, odorando un fiore, giocando con un gatto, gli era tornato l&#8217;accordo ingenuo con la vita. Anche questa volta sarebbe tornato, domani o dopodomani, e il mondo sarebbe stato di nuovo buono e meraviglioso: fino a quando non ritornasse un&#8217;altra volta la tristezza, la fantasticheria tormentosa, l&#8217;amore opprimente e senza speranza per i pesci moribondi, per i fiori che appassiscono, l&#8217;orrore per il quieto vivere degli uomini, sozzo ed ottuso, per il loro stare a bocca aperta e non vedere. &#8230;”</p>
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