Umbria

Un signore del campeggio ci aveva detto di non preoccuparci per il tempo: aveva ragione, non ha piovuto. Il cielo si apre e ci facciamo un altro pezzo di strada sotto un sole rovente. Avevamo deciso di vedere i laghi di Bolsena e Trasimeno, così la prima sosta la facciamo sul lungolago di Bolsena. Non ci colpisce particolarmente, un lago, acqua. Noi siamo abituati ai laghi chiusi tra le montagne, e cominciamo a sentire i km accumulati. Passiamo una collina e ci investe la vista di Orvieto. Si erge sulla pianura da un piedistallo di roccia di cui ha lo stesso colore.

Mangiando un gelato, pensiamo come ora faccia piacere guardare la città, forse solo perché è lontana. Da questa distanza la città appare come un’entità definita, non una somma di vie, case, gente e auto. Da qui in poi il viaggio sembra non finire: non abbiamo idea di dove siamo ed abbiamo solo una carta dell’Italia intera! Passiamo di fianco al lago Trasimeno (non ci fermiamo neanche) e, dopo ore e qualche errore, arriviamo a Città di Castello. Troviamo un campeggio fuori città su una collina boscosa. Tenda, doccia e cena fuori. Pizza a Città di Castello. Facciamo due passi in centro: come ogni città ci delude e allora cerchiamo una pizzeria. Vagando per le vie ci accorgiamo di essere pedinati, una coppia come noi, un po’ spersa, ci segue. Prendiamo le vie più disparate e assurde, ed è vero! Ci seguono! All’improvviso giriamo in un vicoletto per seminarli (per magari seguirli poi noi) e troviamo la pizzeria. Ci sediamo fuori, è carino e si sta bene. E li vediamo arrivare! Ma si siedono dentro…
Il giorno dopo andiamo a Gubbio. Il paesaggio lungo la strada è bello, verde, boscoso, incontriamo molti paesini. Alla facciaccia dei frati, quel giorno a Gubbio c’era un caos indescrivibile: competizione internazionale automobilistica di corsa in salita. All’inizio ignoriamo tutto e saliamo nel centro.

Il paese è carino ma artificioso, tutto volto al turismo (sessuale? no, pellegrini!). Vagabondando nella speranza di cogliere un’impressione migliore, ci viene fame. La cosa bella è che ci sono decine di botteghe che preparano panini con prodotti tipici del luogo (salumi,cinghiale,tartufi,funghi). Abbiamo paura di dover fare un mutuo per mangiare, ma ci infiliamo nella “Tana del lupo”, che prometteva panini caldi con la porchetta! Quei panini sono la cosa che ricordiamo più volentieri di Gubbio (per la cronaca: abbiamo speso 3.5 euro). Alle pendici della città c’è un anfiteatro romano e decidiamo di andarlo a vedere. La strada è diventata un “paddock” per la corsa.

Tornando indietro ci fermiamo a scrivere qualche cartolina e a guardare le auto che partono. Fortuna vuole che in quel momento sono in attesa di partire le auto d’epoca (anche i piloti sono d’epoca. Grandi vecchietti!). Più volte ci siamo chiesti cosa sia ad attirarci così tanto nelle cose vecchie. Forse è una malattia, forse siamo nati nel periodo storico sbagliato, bha…

Attaccato al campeggio c’è una villa con un grande parco, la Montesca. Già la mattina eravamo venuti a farci un giro, prima della sera ne approfittiamo per fare qualche foto.

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