Siamo felici di partire. Anche stavolta la Liguria si è rivelata quel borgheseggiante sterile covo artificiale che ricordavamo. Puntiamo verso Vergemoli, un paesino sperduto nella Garfagnana famoso per la “Grotta del vento”, che poi non andremo nemmeno a vedere. Passiamo per le cinque terre e senza neanche accorgercene siamo in Lunigiana. La stanchezza lascia il posto a quel misto di ansia ed eccitazione che ci porteremo dietro per tutto il viaggio. La vegetazione è cambiata, perdendo il sapore mediterraneo. La strada si snoda tra colline che giocano a fare le grandi. Man mano che ci avviciniamo le colline crescono nelle Alpi Apuane ed in poco tempo arriviamo a vedere il lago su cui c’è il campeggio dove siamo diretti.
Facciamo una decina di km su per una montagna per errore, ed infine arriviamo. E’ la prima tappa di due giorni. Così montiamo, ci facciamo una doccia con calma e via per la cena. Prima però visitiamo Minucciano, il tipico paesino con stradine di pietra soffocate delle vecchie facciate che formano due pareti a chiudere il cielo. Il posto ci ricorda molto altri paesini più a sud, come Manciano. Abbiamo la sensazione che siano un po’ tutti uguali, che non ci sia niente di specifico da vedere. L’ammettere ai noi stessi questa cosa che avevamo tenuta nascosta fin’ora ci richiama una certa delusione. Forse cominciamo ad essere dipendenti dal viaggio. Ogni posto è bello come partenza e come meta, pochi sono belli per restare.
La sera ci gustiamo una bella pizza e ci facciamo una passeggiata. Questo ci dà modo di fare due osservazioni interessanti. In primo luogo sul costo della vita: dalle nostre parti (Varesotto) ad uscire in due a prendere una pizza i spendono minimo 20 euro, qui ne abbiamo pagati 15,50. Sia al campeggio che al ristorante poi il comportamento delle persone con cui abbiamo avuto a che fare lasciava trasparire una buona dose di fiducia. La cosa ci colpisce. Ormai abbiamo capito che probabilmente siamo persone incontentabili, di quelle condannate all’eterna ricerca di qualcosa che non esiste. L’età (23 anni per entrambi) ci costringe a guardarci intorno per trovare un luogo, un inizio, un qualcosa e questa aria rilassata ci piace molto.
Dopo una buona dormita ci alziamo e andiamo a fare una passeggiata verso una chiesetta lì vicino.
Visto che oggi non si viaggia tornati al campeggio ne approfittiamo per lavare qualche vestito. Il pomeriggio riprendiamo la strada che il giorno prima avevamo imboccato per errore. Con la moto ci arrampichiamo con calma su una montagna ed in un attimo siamo in cima. La strada diventa pianeggiante per qualche km. Accostiamo la moto e ci facciamo una passeggiata. Il paesaggio è molto bello e c’é un silenzio eccezionale. Siamo proprio contenti della Garfagnana, è stata un’ottima idea decidere di fermarsi un giorno in più.
Lungo la strada ci sono un rifugio (visto la data, pieno da far venire la nausea) ed un campeggio. Quando due file interminabili di macchine cominciano a delineare la strada decidiamo di tornare indietro. La strada salirebbe ancora, ma non si può percorrerla in moto ed è troppo piena di gente. Tutti turisti della domenica (del Ferragosto?!?) che quando escono due volte l’anno sono soddisfatti. Comunque sempre meglio di quelli che la mattina hanno preso la macchina per arrivare qui, si ingozzano al rifugio (“Perché è proprio un bel posto, sai? E’ proprio bello stare in montagna!”) e poi, se va bene, prima di tornare a casa (tutti contenti di essere stati in montagna) si trascinano o rotolano per qualche centinaio di metri lungo la strada. Ceniamo e cominciamo a pensare a come raggiungere la prossima tappa. Di fianco a noi c’è una famiglia di olandesi. La “mamma” vede la Daria e di nuovo le fa un sorriso “assurdo”, così, sentendosi in dovere di giustificarsi attacca discorso. Scopriamo che in olanda ha un’amica identica alla Daria, anche nei movimenti e nell’atteggiamento. Da quando ci ha visto arrivare il giorno prima in moto ogni volta che la vedeva rimaneva sconcertata. Anche loro partono domani, noi verso sud, loro verso nord. Sono sulla rotta di casa e la loro prossima tappa è il Lago Maggiore (casa nostra!). Siamo contenti di aver scambiato qualche parola. Il viaggio ci interessava molto anche da un punto di vista umano, vedere come i luoghi formano le persone, parlare con la gente.
La mattina ci alziamo alle 7.00, gli olandesi stanno già finendo di caricare. Li vedremo partire mentre stiamo ancora smontando la tenda. Per le 9.00 siamo pronti, saliamo in moto contenti di aver fatto così presto e, la moto non parte. Proviamo per un po’ ma niente. Un signore ci da una mano ma anche in corsa non parte. Allora risolviamo di lasciarla al sole per un’oretta e ci andiamo a fare una passeggiata. L’umidità della mattina era assurda, ma quella mattina peggio ancora. Quando ci siamo alzati la tenda era bagnata a pioggia. Così pensiamo siano le puntine umide. Tornati indietro ancora niente. Un signore col camper ci da i cavi ma è inutile, arrivano 3-4 persone, smontiamo le candele per vedere se la moto spara benzina perché è ingolfata e siamo sommersi da consigli ed opinioni. La possibilità di rendersi utili e di vedere/fare qualcosa pungola nel vivo quando sono giorni che si è rilassati e senza impegni. Visto che una candela non scintilla proprio, tolto il coperchio delle puntine, lasciamo la moto un’altra ora al sole. Nel frattempo tiriamo giù una stuoia dal carico e ci rilassiamo. Dopo tutto molto meglio essere bloccati qui che non in Liguria. Passata l’ora ancora niente. Un altro signore ci indica un camper di un tipo che ha un’officina. Chiediamo aiuto e, a dispetto delle impressioni iniziali, fortunatamente non è la bobina ad essere saltata ma una candela. Avevano meno di 2000km di vita: evidentemente una era difettosa. Abbiamo quelle vecchie di scorta. Salutati tutti, con un’ansia di viaggio ed una voglia di macinare km rafforzate dall’attesa, all’alba di mezzo giorno partiamo per l’Argentario.